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Trump, il presidente che metterà in ginocchio anche il pianeta

Leggendo un articolo di ieri su La Stampa, riportante l’uscita di Trump e quindi degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi riguardante la salvaguardia del clima continentale; d’impeto o così commentato la notizia: “Chi pone in prima linea gli interessi economici alla propria stessa incolumità, può essere definito un pazzo visionario.

Trump sembrerebbe continuare una politica autolesionistica che inequivocabilmente porterà l’America e gli Americani ad una cruenta realtà prossima di sfaldamento e crisi sociale, dove chi pagherà ancora le conseguenze saranno la quasi scomparsa classe media e gli stati sociali meno ambienti”.

Una verità alquanto triste ma vera. Il nuovo presidente degli Stati Uniti aveva già fatto capire agli Americani di che pasta fosse fatto, uomo inflessibile ed apatico ai problemi sociali, dove unico scopo da perseguire; è il benessere del capitalismo industriale e l’arricchimento del mondo finanziario come bene supremo.

Non credo abbia a cuore la sorte dell’America e degli Americani, ma fa parte di quel l’ordine mondiale prestabilito, che produrrà come risultato una nuova e più destabilizzata situazione sociale.

Molti imprenditori statunitensi non hanno visto di buon grado l’ascesa al potere di Donald Trump, forse perché alcuni ricordano le similitudini con un suo predecessore italiano che fece furore in Italia nel 1994 e riuscì a salire al potere cavalcando l’onda emozionale di una nazione in preda allo sconforto e alla disperazione politica, economica e sociale.

Unica sostanziale differenza tra i due si può riassumersi nella quantità di potere gestito; che come tutti sappiamo chi detiene le redini del nuovo continente; amministra anche il potere mondiale (non abbiamo mica scoperto l’uovo di Colombo). La cosa che mi colpisce e che mi spaventa di quest’uomo, e lo sferzo con cui parla alla folla, tipica arroganza del “Cow Boy” texano americano che negli anni ha fatto fortuna.

Un uomo, Trump i cui tratti diplomatici che caratterizzano ed hanno caratterizzato i più grandi personaggi politici son del tutto inesistenti, dove l’unico obiettivo e cercare di fortificare il potere economico e finanziario del Paese, paventando il tutto dietro la grande rinascita degli Stati Uniti, la quale rimane cristallizzata come quella del vecchio continente.

Si parla di crisi economica sin dal 2008, ogni anno tutti i politici dei Paesi economicamente sviluppati parlano di sforzi per superare la crisi economica.

La questione è alquanto controversa perchè la crisi fa parte di uno dei quattro processi economici; ed ogni fase del ciclo economico ha la peculiarità di essere provvisorio e non perenne.

dal 2008 al 2017 sono passati 9 anni e si continua a parlare di crisi, abbiamo visto susseguirsi al potere dei principali Paesi del mondo facce nuove, ma non sembra apparentemente essere cambiato nulla o quasi.

Dico quasi; perchè la globalizzazione ha prodotto un polo aggregato di poveri di massa e concentrato più ricchezza nelle mani di politici e potenti; ecco che subentrano i vari Trump della situazione, i quali si auto proclamano salvatori della Patria, con il solo interesse di controllare il mondo economico e finanziario.

Se gli interessi economici sono diventati di tale vitale importanza per una fetta di popolazione tanto piccola quanto potente, da anteporli alla stessa salute del pianeta e nonchè alla stessa sopravvivenza umana verrebbe veramente da chiedersi, cosa è rimasta in questa gente dell’IO come essere e della stessa essenza umana come valore cardine da preservare ad ogni costo.

Davide Lombino

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