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Addio al Made in Italy; l’ultima certezza italiana in un’Italia incerta, il quale ne resterà traccia soltanto in una memoria storica


Dopo sei mesi di lunghe e stenuanti trattative arriva l’accordo che sigla il passaggio di proprietà dell’ Inter dalla famiglia Moratti a quella del magnate indonesiano Erick Tohir. 

Altro duro colpo inflitto al Made in Italy;  che dopo la cessione della Telecom agli spagnoli di Telefonica; vede perdere un altra azienda simbolo dell’internazionalità produttiva italiana. Negli ultimi anni abbiamo visto che le aziende italiane cedute all’estero sono state in continuo aumento; facendo perdere quello che di certo in anni abbiamo costruito nel mondo ovvero: il Made in Italy. 

Anche in campo dolciario abbiamo perso una di quelle aziende storiche con alle spalle 150 anni di attività; simbolo dell’Italia nel mondo; la cioccolattini Pernigotti che è stata ceduta dai fratelli Averna ai turchi Toksoz. Di qualche mese fa è stata la notizia che la holding francese Lvmh ha acquisito 80% delle griffe del cachemire  Loro Piana; il rimanente 20% resta nelle mani della proprietà italiana di Sergio e Pier Luigi Loro. La Luis Vuitton Moet Hennessy; (già Lvhm); aveva già acquisito marchi italiani come: Bulgari; Fendi; Gucci e Valentino. Con quest’ultima acquisizione abbiamo definitivamente dato un vantaggio ai nostri rivali francesi in campo della moda. Le aziende italiane Emilio Pucci; Acqua di Parma; Dodo; Bottega Veneta; Brioni e Sergio Rossi sono passate sotto il controllo di Kering, antagonista storica di Lvmn ed appartenente alla famiglia Francois Henri Pinault.
Anche in campo alimentare abbiamo perso aziende importanti come l’Algida e l’olio Bertolli (quest’ultimo ceduto alla spagnola Sos Cuetara che già controlla marchi come Carapelli e Sasso); passate di proprietà alla holding anglo-olandesi Unilever. Il gruppo francese Lactalis ha acquistato marchi come Parmalat; Galbani; Invernizzi; Cademartori; Locatelli e Président, la Nestlé è proprietaria di Buitoni; Sanpellegrino; Perugina; Motta; L’Antica Gelateria del Corso e Valle degli Orti. Abbiamo perso anche Peroni (una bionda per la vita); passata sotto il controllo di un’azienda sudafricana di nome SABMiller; infine l’oligarca Rustam Tariko proprietario della banca e della vodka Russki Standard; ha comprato Gancia; mentre i pelati AR sono passati di proprietà ad un’azienda controllata dalla Mitsubishi. 

La lista potrebbe essere più lunga; ma ho voluto citare solo la perdita delle azienda italiane che hanno scritto e tramandato il Made in Italy in Europa e nel mondo. Tutto ciò indica che l’Italia sta subendo più di altri paesi gli effetti di una economia fortemente globalizzata; dove tra le principali concause; troviamo una mancata azione negoziale ed esecutiva da parte dello Stato; affinché il Made in Italy resti all’interno dei nostri confini nazionali. 

Con la perdita delle aziende italiane; si perdono conseguenzialmente posti di lavoro e produttività (proprio quest’ultima aiuterebbe a far crescere il PIL del nostro paese). La perdita del Made in Italy non è soltanto; una parte d’Italia che se ne va; ma bensì il delitto della creatività italiana; che viene soppressa è addirittura incorporata o permeata da altre realtà; le quali si fregeranno di avere inventato; creato; modellato una nuova idea di business. D’Italia in Italia sta restando ben poco o quasi nulla; anche il capitale umano e intellettivo nella mancanza di opportunità lavorative nazionali; è costretto a migrare all’estero e mettersi a servizio di altre nazioni; che ne sfruttano pienamente le potenzialità. 

Se tutto ciò non basta a farci riflettere e darci la percezione di ciò che realmente è questa classe dirigente politica; dove in un momento di grave e diffusa austerity;  per pareggiare i conti dello Stato; discutono di tagliare fondi sullo stato sociale; proprio su quel welfare che dovrebbe essere garantito ai cittadini; e non sono disposti a effettuare cospicui revisioni di spesa sui costi della politica; sugli emolumenti parlamentari; e sul numeri dei parlamentari in Parlamento. 

Occorre una nuova visione politica; con persone in grado di pensare al futuro del nostro paese e dei nostri figli; perché la visione di questa classe politica e veramente corta e limitata.

Davide Lombino

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