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Berlusconi e l’interdizione politica ignorata, il cavaliere rilancia la sua candidatura alle prossime europee

Berlusconi e FI nuovamente sul piede di guerra per perorare la candidatura alle prossime elezioni europee del cavaliere, nonostante la sentenza di condanna della magistratura all’interdizione giuridica per la copertura di qualsiasi carica pubblica nei prossimi sei anni.


FI ha dichiarato la candidatura del loro leader questione di “democrazia e libertà”.

Bisognerebbe capire a quale democrazia ed a quale libertà il partito berlusconiano faccia riferimento, tenendo presente che i principi ai quali la coalizione politica fa riferimento, sono evocati come elementi facenti parte del lessico italiano, ma non come fondamento di rispetto dei valori che in essi sono intrinsecamente espressi.

Dopo essere stato condannato in via definitiva, essere dichiarato decaduto da parlamentare e a meno di un mese dall’udienza del giudice di sorveglianza che dovrà decidere se metterlo ai domiciliari o ai servizi sociali Silvio Berlusconi comincia la sua campagna elettorale.

La campagna sembra voglia iniziarla da Montecatini Terme dove a detta del Cavaliere ha dichiarato che: Sarò felice di essere in campo nelle 5 circoscrizioni che sempre mi hanno dato tra i 600 ed i 700mila voti ciascuna.

Ricordiamo che quella condanna definitiva d’interdizione politica, che terrà lontano Silvio Berlusconi dalla vita politica nazionale, dovrà essere tenuta a debito conto per un eventuale candidatura del cavaliere alle prossime elezioni europee, e pertanto non potrà sovrastare una sentenza emessa dalla magistratura del paese di appartenenza.

FI e Berlusconi portano avanti una campagna che è insostenibile, dimostrando la mancanza di accettazione della sentenza emanata in via definitiva, ed in una certa misura inevitabilmente da un valore relativo del concetto di rispetto del sistema democratico, che il partito ed il suo leader hanno nei confronti della nostra Costituzione.

Berlusconi ha ancora usato parole dure nella pena inflitta, la quale è stata espressamente richiesta dagli stessi legali del cavaliere dichiarandola come: “La più ridicola per una persona della mia età, una persona di stato, di sport e di impresa: è ridicolo, sia per me sia per l’Italia, riabilitarla attraverso l’assistenza sociale”. 

La nota che fa riflettere è l’espressa volontà del cavaliere di continuare la sua battaglia politica in difesa degli italiani e dei valori democratici, ma anche come sostenitore e leader dei partiti moderati che rappresentano il nostro paese.

Le considerazione da fare fin qui sono di due tipi: la prima riguarda gli italiani e la democrazia.
Dinnanzi ad una sentenza definitiva di condanna chiunque abbia una certa onestà morale non potrà che prenderne atto, e di conseguenza decidere in maniera responsabile con l’espressione del voto, chi deve effettivamente rappresentare il nostro paese all’Unione Europea.
La seconda riguarda proprio i partiti dei moderati, i quali già dagli ultimi mesi di vita dell’ultimo governo Berlusconi, hanno dato chiari segni di disapprovazione dalla condotta politica e dei valori morali espressi sia del cavaliere che della sua coalizione.

Una chiara presa di coscienza che ha provocato la scissione della coalizione di centro-destra, ma contestualmente ha provocato l’allontanamento del mondo cattolico e prettamente centrista del nostro paese, dalle direttive politiche dell’allora premier Berlusconi.

La cosa che esprime sconcerto è la mancanza di rispetto della nostra Costituzione e della sentenza emanata, che come più volte ribadito è stata emessa in nome del popolo italiano e per il quale va rispettata, soprattutto da un uomo per così dire di “Stato” e di stampo democratico.

La scelta di sostenere la candidatura di personaggi i quali hanno anche semplicemente macchie sull’operato politico, non può che screditare la serietà ed onestà politica del nostro paese, specie se le persone che devono essere elette, devono rappresentare l’Italia non solo nei confronti degli italiani, ma anche in rappresentanza dei cittadini europei, come  visione di sana integrità politico-intellettuale continentale.

La differenza sostanziale tra la Germania e l’Italia è proprio questa, la prima ha una visione politica moralistica di chiara onestà intellettuale, la quale in Italia è stata decisamente persa in qualche meandro dei palazzi di governo e mai più ritrovata.

Davide Lombino

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