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Cig e Austerity, due armi inadeguate per il rilancio economico sociale del paese

L’Italia operaia da sempre, dove la sua stessa Costituzione all’articolo 1 stabilisce che è un paese fondato sul lavoro.

Proprio quel lavoro che oggi manca, arranca e fa fatica a trainare l’economia deficitaria di un Stato fortemente gravato dal debito pubblico, e dall’alto tasso di disoccupazione, ma soprattutto dalla mancanza d’impiego di risorse umane giovani, capaci di dare una nuova spinta propulsiva ad un paese spento in idee costruttive da impiegare per la crescita economico-politico-sociale nazionale ed europea.

Nei primi otto mesi del 2014 si sono autorizzate poco meno di 715 milioni di ore di cassa integrazione, dei quali oltre la metà richieste come cassa straordinaria.

Dati questi sconfortanti che tradotti in ore mensili si arriva ad un numero di ore pari a 90 milioni, che mira a superare il miliardo a fine anno, e che relega in cassa a zero ore oltre 515 mila lavoratori da gennaio, i quali hanno subito una decurtazione del reddito pari a 2,75 miliardi di euro, ovvero 5.300 euro netti in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore.

Non si prevede nessuna variazione della richiesta di ore in cassa integrazione per i prossimi mesi, la quale continuerà ad aggirarsi sui 80 e 90 milioni di ore, che computando il totale monte ore richiesto in sette anni di crisi (2008-2014), si arriverebbe ad un totale di 6,5 miliardi di ore di cig autorizzate.

Dati questi sconvolgenti per un paese come detto fondato sul lavoro, il quale si trova come una persona indigente, a chiedere aiuto e sussidi per la sua stessa sussistenza.

Direi proprio di si, l’Italia è da anni in sussistenza economica, la quale economia poggia da troppo tempo totalmente sugli ammortizzatori sociali, una riforma del lavoro che ancora non arriva, un articolo 18 ormai totalmente vetusto, inappropriato ed incongruente con l’attuale mercato del lavoro, tutto a far da corollario alla tanto già depressa situazione sociale nazionale.

Le due armi messe in atto da governo per fronteggiare la crisi sono state la spending review che ha aiutato a contenere i conti, e l’attuazione di una ristretta politica di austerity, ma ciò non può bastare per far ripartire il paese, la crescita economica non può basarsi su una politica del risparmio e sul ricorso continuato e perpetuo agli ammortizzatori sociali.

Non si può parlare di rilancio o crescita fino a quando non s’investe capitale sul lavoro, la funzione degli ammortizzatori sociali è quella di supporto a determinati settori economici per periodi limitati di tempo che vessano in gravi situazioni economico-finanziari, allo scopo di rilanciare l’economia delle imprese stesse le quali essendo state gravemente inflazionate dalla crisi, hanno richiesto aiuti economici da parte dello Stato.

Dal 2008 ad oggi si è cambiata la destinazione d’uso degli ammortizzatori sociali, integrandoli come fattori ordinari del sistema economico nazionale a supporto delle aziende, e travisando la straordinaria frequenza d’utilizzo, delimitando i campi d’azione in casi di eccezionalità ed urgenza.

L’economia può ripartire solo con una riforma radicale del lavoro, creando i presupposti per attirare i capitali dall’estero al fine d’investire nel nostro paese e creare nuove opportunità di lavoro.

L’attuale visione che gli investitori hanno dell’Italia, non è del tutto confortante, nessuno è disposto ad investire in Italia con gli attuali presupposti.

Negli ultimi due mesi si è assistito anche ad un ulteriore fuga di capitali dall’Italia verso altri paesi pari a 67 miliardi di euro, un tale deflusso non si era più visto dal lontano 2012 quando Mario Draghi diede fiducia ai mercati pronunciando parole ottimistiche nei confronti del rilancio dell’euro.

Un filosofo poeta inglese di nome John Ronald Reuel Tolkien disse: “ E’ il lavoro che non inizia mai quello che intende più tempo per essere terminato”.

Ritracciando la massima del filosofo inglese, se non ci si adopera concretamente per creare nuove opportunità di lavoro, non si avvia nessuna fase di rilancio economico.

L’approvazione della nuova legge sul lavoro e la modifica dell’articolo 18 sono passi obbligati per creare i presupposti di rilancio economico del paese senza i quali sarebbe difficile auspicare il rilancio economico nazionale.

Davide Lombino

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