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Dalla Prima alla Seconda Repubblica; tutto cambia per non cambiare nulla

La Bufera che ha investito la lega nord in questi giorni; ci riporta con la mente a momenti storici già percorsi nella storia della nostra Penisola; durante l’epoca della prima repubblica. <

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La legge sui finanziamenti ai partiti introdotta per la prima volta in Italia nel 1974 dalla legge Piccoli; nel corso degli anni ha subito varie modifiche; nonostante gli sforzi messi in campo dal partito radicale nel 1978 per far sì che la legge potesse essere abrogata; nel 1980 si avanzò il disegno di legge di raddoppiare il finanziamento ai partiti; il quale poi si tramutò in legge definitiva con relativa approvazione del parlamento l’anno successivo. 

L’apice si raggiunse nel 1993, ossia dopo lo scandalo di tangentopoli i radicali indicendo un altro referendum raggiunsero la quota del 90,3% di affluenza alle urne che decretò l’abrogazione della legge. 

Con la nascita della seconda repubblica la legge fu reintrodotta sotto un’altra voce “contributo per le spese elettorali”; la quale entrò in vigore subito nel 1994 con le elezioni di Silvio Berlusconi. Nel 1997 si diede la possibilità tramite l’erogazione del 4 per mille all’imposta sul reddito di destinare la quota direttamente alla sovvenzione dei partiti politici.
Nel 2002 venne varata una legge dove i rimborsi elettorali erano percepibili annualmente mentre il quorum per ottenerlo si abbassava dal 4 al 1%. 

Non sono bastati gli scandali della margherita con Lusi e Belsito a far prendere seri provvedimenti in merito; adesso si aggiunge anche la Lega che fautrice del motto “Roma ladrona” e “noi siamo il partito della trasparenza”; hanno covato in seno una classe di dirigenti degna delle fosse ardeatine; dove gli unici interessi perseguibili erano quelli di natura personale. 

Bossi è stato fautore dell’ingresso in politica del suo figlio Renzo come consigliere regionale della lega; il quale ha approfittato del partito per utilizzare le sovvenzioni pubbliche erogate come conto personale per uso privato; lo stesso fecero tutti i componenti della famiglia. 

Tra le altre personalità politiche della Lega Nord coinvolte nello scandalo spicca il nome della vice presidente del senato Rosi Mauro anche lei colpevole di aver utilizzato i soldi del partito in parte per fini personali; e altri per aiutare amici per questioni private; la quale alle richieste del partito di dimettersi dalla carica; risponde con un secco no. In un momento di crisi generale e diffusa; dove il governo sta chiedendo innumerevoli sforzi alle famiglie italiane bisogna che si prendano seri provvedimenti. 

Non basta attuare una politica di pulizia radicale della classe dirigenziale dei partiti; non bastano introdurre volti nuovi (anche perché abbiamo già visto i risultati). Occorre che il Parlamento dia segnali di cambiamento. 

Nel 2008 durante l’ultima tornata elettorale; lo Stato ha elargito ai partiti a titolo di rimborso spese una cifra di 503 milioni di euro. Le reali spese elettorali sono state solamente 136 milioni; pertanto i partiti hanno incassato 367 milioni di euro dei quali 161,8 milioni sono andati al PD; il PDL ne ha incassato 138 milioni; la Lega Nord 37,9 milioni unici partiti che non hanno guadagnato nulla sono stati: Arcobaleno e Partito Socialista. Nel 2010 i partiti politici italiani hanno ricevuto sovvenzioni; per un importo complessivo di 285 milioni di euro contro i 133 milioni dei colleghi tedeschi ed i soli 80 milioni dei colleghi francesi; per la Gran Bretagna i contributi spettano soltanto per chi sta all’opposizione. 

Tagliare i costi della politica aiuterebbe a rimettere in moto l’economia della nazione; si potrebbero affrontare coperture finanziarie senza aggravare ulteriormente le tasche già pesantemente colpite degli italiani (soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati i quali stanno pagando i costi del risanamento economico). 

Il governo adesso è chiamato ad un ulteriore prova di forza; legiferare è difficile; ma farlo con equità è un dovere; che il Governo Monti è chiamato ad attuare; non si è raggiunto un accordo sull’applicabilità di una legge sulla patrimoniale; ma la riduzione dei numeri dei parlamentari delle due camere; e il taglio ai rimborsi delle spese dei partiti resta un atto dovuto; si è appurato che il fabbisogno stanziato è abbondantemente eccessivo per le reali spese da sostenere; i partiti devono trovare fonti di finanziamento autonome senza gravare sulla spesa pubblica. 

La legge sui finanziamenti del 1974 era stata introdotta per altri due motivi: evitare che i partiti potessero trovare fonti di finanziamento di privati che potessero introdurre corruzione nel sistema politico; e secondo in quanto si pensava che la reperibilità dei fondi dai privati potesse originare da fonti di malaffare. 

Tutto ciò sarebbe comunque potuto essere evitato ; nel caso in cui vigilanza e controllo ci fossero stati nei bilanci finanziari dei partiti; sui criteri di rimborso spese; ma ciò non è accaduto. Pertanto se le fonti di finanziamento venissero erogati dai capitali privati; nulla vieta che si potesse attuare una politica di controllo da parte del Governo; dei flussi finanziari atto a vigilare sulle fonti di reperibilità dei fondii e sulla giustificabilità dei mezzi impiegati.


Davide Lombino


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