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Dalla sinistra italiana alle lobbies borghesi, unico vero cambiamento del centro-sinistra italiano

centro-sinistraUn Governo di sinistra? O una sinistra di Governo?

Quale delle due affermazione è più veritiera per il nostro Paese, assistiamo ad una condotta dirigenziale sempre più sconcertante, dove si è assistito “all’imborghesismo” di figure storiche politiche, che hanno condotto prima i vecchi partiti di estrema sinistra, poi attraverso una ricollocazione politica, hanno fatto parte dell’Ulivo di Romano Prodi, per infine approdare al prodotto finale che tutti conosciamo con il nome di Partito Democratico, i quali ormai rappresentanti sono in parte distaccati dalla realtà dei loro elettori rappresentati.

L’unico dato di fatto degno di rilievo riguarda l’ultima elezione costituzionale da parte della sinistra. La quale risale proprio all’epoca di Romano Prodi, visto che durante le elezione del 2013, la coalizione di centro sinistra ha prevalso con i voti rispetto alle altre coalizioni candidate, ma non ha ottenuto una vittoria schiacciante, tale da poter indire un nuovo governo senza avere il pathos di andare in minoranza nell’iter di votazione ed approvazione delle leggi.

Pertanto non possiamo parlare di una vera e propria vittoria politica.

Nonostante tutto la formazione successiva di governi tecnici, ha permesso nel tempo di insidiare prima governi di centro e successivamente ha portato nuovamente la sinistra alla guida del Paese, la quale ha cercato di darsi una spolverata politica, apportando figure nuove alla leadership di partito (ormai palesemente screditato dalla volontà popolare), come segno di rinnovamento politico-culturale.

Questa scelta, se pur sensata, ha creato dissensi all’interno delle correnti di partito che formano la coalizione stessa, la quale nonostante la tenacia del giovane Matteo Renzi per cercare di apportare un ammodernamento culturale, politico e sociale, si trova a dover impiegare energie per abbattere estreme resistenze, che la sua stessa coalizione crea al suo interno, le quali inevitabilmente portano a rallentare l’opera del Governo.

Non mi sento di definire il nostro Paese come un Governo di sinistra, ma penso che si tratti di un Italia con una sinistra di Governo, dove i membri del governo eletto; appartengono sì ad una coalizione che rappresenta ideologicamente un paese di sinistra, ma la quale ideologia si è distaccata da ciò che realmente fu il fondamento costituzionale su cui poggia la nascita dell’ideologia partitica di sinistra.

Essere di sinistra non colloca le persone ad appartenete ad una o ad un’altra categoria sociale, non significa fare parte di una lobby ristretta di persone d’élite, ma è una ideologia mentale, uno status, un credo vero è proprio una missione per certi aspetti il quale scopo ultimo è il perseguimento del bene comune come progresso sociale di tutti.

Forse rimango ancora un idealista, forse sono un vagheggiatore di pensieri aulici, ma la verità di tutto ciò è la delusione che provo (e spero che suscita gli stessi sentimenti a molti di voi lettori), nel vedere che la coalizione di centro-sinistra, la quale dovrebbe essere in grado di garantire il popolo in misura maggiore, invece si trova ad opporre le stesse resistenze al cambiamento sociale di chi ha governato in passato, con altre forme di governo come quella di centro-destra, i quali coerenti con la loro ideologie, hanno cercato di preservare i grandi industriali, il mondo delle banche e della finanza.

Capisco bene che le parole senza che queste si traducano in azione concreta non servono a nulla, continuare a sperare che i governi possano realmente cambiare le cose a nostro favore è una visione utopistica della vita terrena, e tutti quelli che pensano che la situazione si evolvi al meglio da sola, direi che non si tratta di una teoria economica smittiana.

La storia insegna che i cambiamenti sono avvenuti soltanto da movimenti proattivi, supportati da un nuovo rivoluzionismo ideologico, la combinazione dei due elementi ha portato al migliormaneto socio-culturale di un paese.

Fino quando non si compirà la sinergia dei due elementi non si potrà parlare di reale cambiamento a qualsiasi ordine e grado.

Le persone hanno la facoltà con il voto di poter cambiare le cose, ma siamo arrivati ad un punto di indifferenza decisionale, dove diventa difficile scegliere, perché la scelta come abbiamo visto negli ultimi anni, anche se implica il cambio della corrente politica, indirizza l’azione politica verso la standardizzazione della linea guida di governo.

Davide Lombino

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