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Elezioni Europee, il Pd il primo partito con piena approvazione, flop M5S e FI

Gli italiani almeno quando chiamati a votare in campo europeo, sembrano esprimere un voto palese ed inequivocabile, confermando e rafforzando il proprio consenso verso il giovane leader del Pd Renzi, il quale carico di buoni propositi, si è armato di un forte coraggio e di una coriacea volontà, per cambiare le sorti del paese ma anche dell’Europa stessa.

Proprio la forza ed il coraggio messe in campo da Matteo Renzi, hanno fatto sì da accrescere e recuperare quella fiducia che l’elettorato di centro-sinistra aveva con amarezza persa.

La prova è l’evidente surclassata vittoria a queste tornate elettorali europee, dove il Pd ha raggiunto un risultato storico di consensi superiori ai migliori anni della sinistra italiana guidata da Enrico Berlinguer.

Il 40,8% di preferenze ottenute non è una casualità fatalistica, ma bensì il prodotto di un azione politica messa in atto con consapevolezza e responsabilità verso il proprio elettorato, ma anche nei confronti di chi aveva rinunciato a votare Pd, per mancanza di coerenza fra programmi, pensieri ed azioni pratiche messe in atto dai predecessori di Renzi.

Un antico proverbio recita: Chi è causa dei suoi mal, pianga se stesso.

Chi realmente piange dei suoi mali, ed esce realmente sconfitto da questa tornata elettorale è proprio il M5S, il quale è arrivato alla vigilia di queste elezioni, pieno di buoni e positivi propositi di vittoria, ma che con il suo 21,15% di preferenze, ha subito un grosso flop elettorale, se paragonato alla vittoria ottenuta alle ultime elezioni nazionali,  con un numero di votanti che hanno espresso un voto preferenziale verso il movimento di Grillo pari a 8.689.458, contro gli attuali 5.806.335 di votanti al parlamento europeo, la perdita di voti è stata alquanto catastrofica pari a 2.883.123, dato di grossissima rilevanza, dato che il movimento ha quasi rischiato il doppiaggio elettorale da parte del Pd.

Il grande flop del M5S è semplicemente il frutto del non programma politico fin qui condotto, tante belle parole di contorno per approdare al nulla, condite con ampie teorie di dismissione di organi costituzionali, ed incapacità di mettere in atto un piano definito di riforme, sono state il mix che hanno fatto riflettere l’elettore stesso sulla reale concretezza del movimento grillino.

Non meglio FI con il suo 16,81% di preferenze paga la scelta di scissione dalla coalizione di centro-destra e la relativa diluzione di elettorato alquanto fisiologica derivante dalla rottura stessa, nonché le idilliache vicissitudini giudiziarie ai danni del presidente del partito stesso, il quale hanno portato anche qui gli italiani a momenti intensi di riflessione.

L’entusiasmo inaspettato ed inatteso da parte della schiacciante vittoria del Pd alle Europee viene timidamente placato dalla prorompente vittoria dei partiti nazionalisti di Francia ed Inghilterra.

La vittoria di Marine Le Pen con il partito del Front Nazional e la richiesta della leader del partito di pronte dimissioni del presidente in carica con apertura di una crisi di governo, creano non poche preoccupazioni al presidente Hollande per la continuazione della sua legislatura, ma presagiscono ancora più incertezze in ambito europeo, dove si potrebbe delineare un asse italo-tedesca contro una populista Francia supportata dall’altro partito populista britannico.

Dal nuovo assetto europeo si evidenzia un netto dualismo fra destra e sinistra europea, dove ad una sinistra progressista ed europeista si contrappone un’estrema destra populista e nazionalista che si è rafforzata nel tempo prima nei governi nazionali, per poi imporsi anche al parlamento di Bruxelles.

L’eterna lotta tra globalizzazione continentale e frazionamento europeo sembra ritornare ad incombere come una mina vagante pronta ad esplodere sul vecchio continente, la quale potrebbe essere motivo di indebolimento politico e minore potere contrattuale in ambito internazionale.

Davide Lombino

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