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Elezioni fallite, governi tecnici, ed ingovernabilità tre fattori di rischio per la democrazia del paese

In un articolo del 07 maggio 2018 di Paolo Mandron pubblicato sulla testata giornalistica Lettera43, risalta subito alla vista il titolo alquanto preoccupante: “A colpi di governi tecnici muore la democrazia”.

Molti affermano di non ricordarsi più che l’Italia è basata su principi democratici, né che la democrazia garantisce dei diritti ad ogni cittadino, e che questi sono stati violati da anni.

In parte questa affermazione è vera, la democrazia esiste è ancora sancita dalla Carta Costituzionale, ma con la mancanza di una direttiva politica incentrata al garantismo dei suddetti principi, è stata accantonata in uno scaffale di una grossa libreria sotto la voce: storia moderna.

La politica ha fallito nel suo più alto compito istituzionale, quello di garantire i diritti democratici dei cittadini, non ha saputo compattarsi e legiferare in una maniera distaccata, non ha saputo orientarsi alla creazione di leggi che potessero apportare benefici al nostro Paese negli anni.

I Partiti politici hanno preferito tenere in questi anni una linea “Ad Personam”, in merito a qualsiasi decisioni che potessero essere incisive per un risvolto positivo del Paese; ignorando e talvolta dimenticando, che il ruolo dei rappresentati politici, è quello di assolvere ad una funzione pubblica per il bene dei cittadini, perseguendo il fino pubblico e non partitico.

Il malessere politico avviato dopo l’ultima elezione democratica-costituzionale del governo italiano avvenuta nel lontano 2008, si è trasformato in un virus contagioso; che ha finito per ammalare gravemente la nostra democrazia.

Il bacillo di questo virus si chiama: ”Governo Tecnico”, con il quale il Quirinale in questi anni ha cercato di ovviare alle defiance di un sistema partitico obsoleto e decadente, ma soprattutto privo di ideali sociali e direttive politiche sane, quale soluzione provvisoria alla crisi politica italiana, nel tempo lo si è trasformato non solo in uno strumento costituzionale, ma democraticamente legalizzato, al quale se né fatto largamente ricorso; come soluzione permanente ad un problema politico cronico.

Non si è cercato di sfruttare questi anni per creare una riforma elettorale che permettesse ai cittadini di riappropriarsi pienamente dell’esercizio democratico del voto, quale unico strumento democraticamente valido per la formazione di governi costituzionali.

Si è assistito ad una puerile lotta di potere da parte di vecchie e nuove coalizioni politiche, le quale hanno dimostrato non solo al Paese ma anche ai governi europei l’immaturità politica in cui vessa la nazione.

La nazione non può più aspettare, occorrono soluzioni drastiche e polivalenti, per mettere le basi alla creazione del vaccino contro il virus tecnico.

Non si può continuare a sperperare denaro pubblico per l’indizione di nuove elezioni, le quali si conosce a priori l’esito del voto, sapendo bene che non esiste una legge elettorale incisivamente valida (quelle proposte negli anni, sono state solamente dei fuochi di paglia).

Non si può pubblicamente accettare che le istituzioni politiche iniquamente, prendano decisioni inerenti alla formazione di un governo stabile (la scelta del governo in regime democratico è sovranità del popolo); soltanto per l’inadeguatezza e la frivolezza del nostro sistema politico.

In questi giorni gli esponenti dei due partiti di maggioranza che hanno vinto le elezioni ovvero Cinque Stelle e Lega, avrebbero dovuto adoperarsi per la formazione di un governo dando vita ad una legislatura, le elezioni politiche che hanno visto trionfare le due coalizioni, sono state tenute il 04 marzo di quest’anno, a distanza di settanta giorni, Salvini e Di Maio chiedono al Capo dello Stato ulteriore tempo per la formazione del governo.

Il fatto dovrebbe far riflettere, qualora si convenga alla formazione di un governo congiunto fra Lega e Cinque Stelle, le diversità e le eterogeneità tra le due coalizioni sono così tali, che difficilmente mi farebbe credere che un governo così composto possa avere una vita costituzionale, che possa garantire lo svolgimento della legislatura.

Mi chiedo il perché continuare a perdere del tempo infruttuoso e dannoso per le sorti del nostro paese, nel cercare di creare una legge elettorale che garantisca governabilità alla coalizione vincente, quando si potrebbe tornare alla vecchia legge elettorale con il sistema maggioritario (come avveniva per la prima repubblica, la quale garantiva stabilità di governo), e dopo indire nuove elezioni.

Sarebbe una soluzione troppo semplicistica e obsoleta gli “addetti al lavoro” direbbero, come lo sarebbe anche la riduzione del numero dei parlamentari che siedono in parlamento.

Possiamo dire che il “Grande bluff” continua; ed il virus tecnico che continua ad erodere parte della nostra costituzione, ha sviluppato così tanti tentacoli; che sembrerebbe impossibile sconfiggerlo definitivamente.

 

Davide Lombino

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