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Fondi pensione privati, e rigidità del mercato del lavoro due variabili aleatorie del nostro sistema economico

La legge di stabilità presentata dal governo Renzi preoccupa non poco l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici.

Il monito arriva direttamente dal Presidente dell’Ania Aldo Minucci, il quale ha espresso dubbi e perplessità sulle misure sul tfr e la stangata sulle rendite dei fondi.

Il nocciolo della questione si è incentrato sulla maggiore liquidità che le famiglie potrebbero ottenere per incentivare i consumi e il rapporto con la previdenza privata.

Minucci partecipando alla 13esima edizione dell’Italian Axa Forum 2014 ha dichiarato: “In questa situazione economica, avere più soldi per i consumi può essere positivo.

Ma mi preoccupa che non si tengano in considerazione i rischi legati al futuro.

Per due decenni abbiamo fatto una politica per costruire un modello fondato sulla previdenza integrativa a fronte di un parziale ritiro dello Stato”.

Minucci ha anche asserito che le misure sul tfr e la stangata sulle rendite dei fondi potrebbero fare perdere la visione del futuro, che a fatica è stata diffuso fra la gente.

La situazione sopra descritta ha sicuramente un’inconfutabile visione unilateralista della problematica affrontata.

Il sistema previdenziale italiano è fortemente strutturato attualmente sul supporto dello Stato per i pagamento delle rendite da lavoro dipendente, dove i conti dell’INPS presentano un forte dissesto finanziario dovuto alla sperequazione fra contributi versati e premi pensionistici erogati.

Il sistema chiaramente così non può reggere, bisogna sicuramente attuare una riforma previdenziale reale e sostenibile non solo da parte delle compagnie assicuratrici, ma anche dei consumatori.

Personalmente non penso che il problema sia la perdita della visione del futuro, ma l’attenzione va rivolta nel rendere il mercato del lavoro quanto più flessibile possibile, ciò comporterebbe la creazione di nuovi posti di lavoro e contestualmente attuare una politica di defiscalizzazione degli oneri a carico dei datori di lavoro e dei lavoratori dipendenti a sua volta.

Una strategia così attuata avrebbe un duplice vantaggio.

Per i datori di lavoro fungerebbe da incentivo per aumentare i tetti salariali, i quali a sua volta beneficerebbero di maggiori margini di profitto generato dalla minore pressione fiscale erogata.

Per i lavoratori, beneficerebbero di una busta paga più pesante, canalizzando a sua volta i benefici della minor pressione fiscale, a favore della creazione di un piano pensionistico previdenziale privato.

Parte del surplus di reddito così generato verrebbe impiegato per i consumi e parte per la creazione di un fondo pensionistico privato sostanziale.

Banche ed Assicurazioni sono le imprese che in Italia generano alti profitti, colossi che hanno ben resistito alla crisi economica perché sono stata a sua volta garantite dalle riserve accantonate negli anni, e dai supporti economici erogati dalla Banca d’Italia e dalla Bce.

I lavoratori dipendenti sono stati l’anello debole del sistema economico degli ultimi anni, nella quale gli effetti della crisi si sono ripercorsi pesantemente, in quanto non garantiti da nessuna forma di protezione tranne che gli ammortizzatori sociali, i quali ancora una volta essendo erogati dallo Stato garantisco un supporto al reddito, ma sono strumenti inadeguati per garantire un contributo volontario alla previdenza privata, ne garantiscono un versamento reale e totale dei contributi pensionistici in quanto sono elementi figurativi i quali apportano una contribuzione minima.

Ricordiamo che in Italia la media dei redditi salariali percepiti dai lavoratori dipendenti è attualmente una fra le più basse d’Europa.

Con gli attuali presupposti è inconcepibile semplicemente parlare di creazione di fondi pensionistici privati, o di esponenziale incremento di apporto di fondi ai fondi pensione privati con conseguenziale parziale o totale ritiro dello Stato.

In paesi come Usa ed Australia hanno introdotto la contribuzione privata alla previdenza pensionistica, ma le basi reddituali degli stipendi sono totalmente diverse, perché sia il mercato del lavoro che previdenza pensionistica sono basati su sistemi totalmente flessibili.
Si parla di flessibilità pensionistica, con un’attuale rigidità del mercato del lavoro, possiamo affermare che si tratta di un altro paradosso tipicamente italiano.

Davide Lombino

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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