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I cento giorni di governo di Tony Abbott, Australia con un’economia indebolita dalle scelte di governo operate

Dopo i primi cento giorni di governo del primo ministro australiano Tony Abbott, non si può certamente dare un giudizio positivo allo stato di salute dell’economia australiana.
Oggi i sondaggi bocciano pienamente l’attuale nuovo governo, con una netta ripresa del partito laburista che raggiunge il 52% di preferenze elettorali ridimensionando l’attuale partito di Abbott al 48%.
Cento giorni di fuoco caratterizzati da tagli netti di spesa pubblica, ai danni di aziende nazionali australiane.
La Quantas rischia di essere ceduta ad Emirates, la Ford fermerà la produzione delle vetture a partire dal 2015, e infine ultimo colpo di grazia inferto ai danni della Holden General Motors che si vede tagliare i finanziamenti pubblici e per la quale vedrà chiudere il braccio produttivo australiani a partire dal 2017.
Il tasso di disoccupazione a Novembre 2013 si è attestato al 5.8% su una popolazione complessiva di

22.790.000 ciò significa circa 1.321.820 di disoccupati nel paese, dato imbarazzante e in crescita dello 0.1 punti percentuali rispetto allo scorso mese di Ottobre 2013.

Altra manovra effettuata dal partito dei conservatori è stato la revoca dei fondi per gli aumenti salariali a

favore dei centri di assistenza all’infanzia e agli anziani.

Le due categorie summenzionate sono tra quelle che percepiscono livelli salariali più bassi di tutte le categorie di lavoratori australiane.
Anche l’istruzione viene penalizzata dal nuovo governo insidiatosi, vedendo frenare i finanziamenti diretti a finanziare la riforma scolastica.
Il ministro Christopher Pyne ha sorpreso molti dichiarando che il governo non ha mantenuto gli impegni assunti durante la campagna elettorale di mantenere gli accordi sui finanziamenti scolastici presi dal precedente esecutivo con gli enti territoriali locali.
I dati alla mano segnano una frenata dell’economia australiana con una forte flessione dei consumi ed un dollaro australiano sopra valutato, che desta non poca preoccupazione anche fra i cittadini australiani.
L’ago della bilancia sicuramente non pende dalla parte del nuovo esecutivo che dovrà sicuramente cercare una soluzione al fronte dell’avanzamento della crisi economica nazionale, la quale se pur fortemente condizionata dalla macro economia mondiale, trova la sua fonte deficitaria prevalentemente da scelte economiche di governo, non attentamente ponderate sul campo dei riflessi economici derivanti che inevitabilmente finiscono per influenzare tutta l’economia degli stati confederati del paese.
Davide Lombino
 

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