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Il PD ed i mali cronici che lo affliggono

Cosa accadrà dopo il voto referendario?demo

In primis il presidente Mattarella ha saggiamente deciso di rinnovare la fiducia a Renzi fino all’approvazione della legge di bilancio.

Una decisione questa, che cercherà quantomeno di stabilizzare la situazione politica nazionale dopo il terremoto derivato dal voto referendario; senza pregiudicare quella alquanto precaria europea.

Scartata al momento la possibilità di indire nuove elezioni, le quali potrebbero avere ripercussioni negative sul bilancio dello Stato ma anche sulla stabilizzazione politica nazionale.

Si potrebbe paventare un ulteriore governo di transizione atto a navigare il Paese fino alle prossime elezioni; decisione secondo me alquanto discutibile; perché si creerebbe una nuova situazione di stasi legislativa che non sarebbe auspicabile, specialmente in un momento storico dove l’Italia necessita di riforme urgenti, e l’Europa ha bisogno di più stabilita che mai.

L’originalevidenza più marcata da questa tornata referendaria; non è stato il tanto inatteso esito del referendum; che ha sancito la battuta d’arresto del Governo Renzi, ma bensì le vere e profonde innegabili fratture all’interno del partito democratico che ad ogni occasione riaffiorano come fantasmi latenti.

Che il PD sia stato attraversato da correnti opposte sin dalla sua nascita destabilizzando l’azione direttiva comune; è una verità assoluta; ma la cosa più sconvolgente che mi lascia molto a pensare al futuro di questo partito; è la politica autolesionista cronica attuata dai vari leader componenti le correnti politiche interne al partito.

Nel PD non si è mai visto un gioco di squadra, gli interessi dei singoli hanno sempre prevalso sulla direzione politica globale del partito, la quale ne ha pesantemente subito le conseguenze; mostrando all’esterno una direzione politica debole e confusa allo stesso tempo; che ha finito per influenzare inevitabilmente le decisioni dell’elettorato di sinistra.

Queste debolezze sono apparse ancora più evidenti tutte le volte che il PD è stato eletto come partito di maggioranza, creando ancor più incertezza politica; dove sarebbe stato preferibile avere delle linee guida coerenti e coese per dare maggior forza all’azione di governo.

Il fallimento referendario; non può essere attribuito solo a Renzi o al suo governo; la causa è da ricercare nella mancanza di una coesione politica comune all’interno del partito, atta a dare una linea di governo netta e distintiva, ed alquanto omogenea.

Il fallimento di questo referendum rappresenta un fallimento politico di un governo di sinistra il quale non ha potuto contare su di una base partitica solida e coesa.

Fino a quando il PD sarà affetto da divisioni interne e interessi minoritari dei singoli soggetti che lo compongono; i quali rappresentano il male cronico; darà di se un immagine di un partito forte, ma effettivamente debole e privo di leadership comune solida; incapace di dare una linea di governo continua e duratura; che inesorabilmente devolverà in perdita di consensi elettorali, linfa vitale per la sussistenza di qualsiasi coalizione politica.

Davide Lombino

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