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Il “Rottamatore” asfalta anche la vecchia nomenclatura del Pd, con il 68% di preferenze elettorali viene eletto nuovo segretario, al via una nuova rivoluzione politica all’interno del partito e della coalizione di centro-sinistra

La rivoluzione politica iniziata dal centro destra con la frattura e la creazione di una nuova formazione politica guidata da Alfano, sembra non arrestarsi e finisce per colpire anche il centro sinistra.
La vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Pd con il 68% di preferenze su quasi 3 milioni di votanti, è un

segnale forte che arriva dall’elettorato del partito, ma anche da molti non iscritti e simpatizzanti che vedono in Renzi l’uomo capace di apportare idee nuove e fresche al partito, capace d’influenzare tutta la coalizione di centro sinistra.

Questa tornata elettorale interna fa capire molto sulla volontà degli italiani preposti al cambiamento di un sistema politico radicato da anni e guidato da una classe politica che ormai ha fatto il suo tempo, incapace di proporre un piano d’azione che possa rilanciare l’Italia e dare un futuro agli italiani stessi.
Se la rivoluzione al cambiamento del Pdl è nata da forze politiche interne al partito, essendo consapevoli che una linea populista autocratica non possa sortire nessun effetto positivo in un sistema democratico, nel centro sinistra la rivoluzione indica il “malus” che c’è all’interno del paese per l’immobilità di apportare radicali e significativi cambiamenti da parte della vecchia nomenclatura politica, non solo al sistema politico italiano, ma di poter assicurare stabilità alle classe sociali più deboli e futuro ai giovani, punti indispensabili per garantire una stabilità sociale duratura nel tempo.
Il Pd nonostante la parziale vittoria alle ultime elezioni nazionali non ha convinto l’elettorato pienamente per la mancanza di un programma delineato e duraturo nel tempo, l’ostinazione procreativa di dire ma non fare, e l’immobilismo nel trovare una soluzione per attuare le riforme ritenute prioritarie nel tentativo di cambiare il trend negativo in cui il paese versa, sono stati gli input che hanno portato Renzi alla guida del Pd.
Il neo segretario non si fa attendere ha già i nomi della nuova nomenclatura, una classe dirigente giovani tutti quarantenni di cui 7 donne e 5 uomini.
Si apre una nuova era ed il “Rottamatore” ha dichiarato espressamente che questa sua vittoria non cancellerà il Pd, ma ha sicuramente rottamato la vecchia nomenclatura, aprendo una nuova era per il partito dove bisognerà essere “protagonisti del fare” e non semplici spettatori.
Bersani e D’Alema hanno accettato la loro sconfitta politica no senza monito a Renzi, dichiarando che non si può fare almeno dell’esperienza di chi ha guidato il partito in passato.
Certo è che la rivoluzione politica italiana aperta dal centro destra e proseguita con espressioni di voto popolari nette degli elettori nei confronti del centro sinistra, aprirà una nuova stagione per l’Italia e gli italiani.
Il neo segretario ha dichiarato di essere disposto a collaborare con l’attuale governo Letta, al fine di attuare quelle riforme prioritarie e improrogabili, che altri si sono prefissati di fare ma non sono stati in grado di attuare.
In primis la riforma dell’attuale legge elettorale resa incostituzionale giorni fa dalla sentenza della Corte Suprema della Magistratura (per altro ancora da esplicitare meglio i due punti di incostituzionalità), dopo otto anni dall’entrata in vigore.
Gli italiani hanno dimostrato che vogliono realmente cambiare le cose, spetta adesso ai nuovi politici italiani far sì che ciò possa essere realizzabile.
Davide Lombino

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