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Italiani stanchi dei vecchi raggiri politici; votano per il cambiamento e si trovano davanti ad un’ irresponsabilità di chi non ha esperienza e maturità politica

L’Italia sta attraversando una fase storico –politica molto tumultuosa e controversa. 

Gli italiani sono confusi e smarriti tanto che nell’inseguire il meno peggio; ha diversificato largamente il proprio consenso elettorale; nella speranza di trovare una soluzione concreta alla crisi non solo economica ma anche politico-sociale del nostro paese. 

Il risultato è stato una frammentazione della volontà popolare; che avvalorata dall’attuale legge elettorale ha reso più complicata il risultato delle elezioni politiche appena concluse. Occorre trovare una soluzione efficace a più presto; per curare l’ondata di anti-politica dilagante nel nostro paese.

Legittimo pensare che questa classe dirigente va cambiata; e assolutamente democratico pensare che forze politiche nuove e giovani possano condurre l’Italia verso nuovi orizzonti economico-politici che possano dare una svolta alla stagnazione di idee e alla radicalizzazione di concetti e indirizzi di governo senescenti ed obsoleti. 

Ma il cambiamento specialmente politico va programmato nel tempo ed attuato seguendo certe regole che non possono essere tralasciate. Alcuni partiti politici hanno iniziato un cambiamento già dal 2009 come il Pd che ha cambiato il proprio segretario generale del partito affidandone la guida a Pierluigi Bersani; altri sono stati radicati a vecchie concezioni politiche o legati a certe figure forti; i quali hanno dominato la scena politica indiscriminatamente da decenni; orfani di trovare un’altra figura politica capace di rilanciare la linea di condotta della coalizione. 

Non si può avviare un cambiamento radicale affidando il paese soltanto a persone nuove; le quali non hanno nessuna esperienza politica maturata sul campo. Non siamo credibili; l’Italia si presenterebbe debole nella contrattazione comunitaria dinanzi agli altri leaders politici europei; occorre anche se minima una consapevole e rilevante esperienza politica che possa dare ai nostri dirigenti un carattere; un carisma; un peso politico maggiore da portate a confronto con le altre forze politiche europee e mondiali. 

La voglia di cambiamento è stata talmente forte che gli italiani stanchi delle solite promesse da marinaio hanno votato per la diversità; il nuovo ma anche l’ignoto e l’inconsapevole. Un movimento che crede di guidare un paese ma non ha un programma politico ben definito; non può dare all’Italia ed agli italiani quella certezza di avere le idee chiare su come navigare fuori il paese dalla tempesta oceanica della crisi persistente. 

Bisogna chiedere ad ogni partito che si candida alla guida del paese il proprio programma politico; cosa intenda fare per uscire dalla crisi; quali saranno le riforme di massima urgenza che si dovranno attuare; e come rispondere alle domande poste dalla Comunità Europea di stabilizzazione legalitaria nei confronti di sanità, giustizia, welfare, politica estera ed interna, etc. Altro tema caldo resta il lavoro che manca e che orienta le imprese a lasciare il nostro paese. 

La Bridgestone colosso giapponese ; dopo un vertice del cda, ha deciso di chiudere lo stabilimento di Bari; storico stabilimento di produzione di pneumatici da auto nel corso del primo semestre del 2014; sono a rischio 950 posti di lavoro e un sud che perde sempre più terreno e competition rimanendo sempre più sud ed aggravando la situazione già critica di tutto il mezzogiorno d’Italia. L’azienda spiega che è la crisi del mercato europeo dello pneumatico da autovettura a motivare la chiusura. 

A Bari  si producono solo pneumatici per auto, produzione che tra il 2011 e il 2012 è scesa, nel complesso, dai 300 milioni di unità ai 261 milioni (-13%) e per la quale non s’intravede ripresa che nel 2020. Il cda comunica che intende trasferire lo stabilimento presso i mercati asiatici dove i costi fissi di produzione sono decisamente più bassi e la domanda di prodotto è in crescita. 

Chi è stato eletto deve assumersi la responsabilità di rispondere a queste domande e di essere adeguatamente preparato nello strutturare una direttiva di governo che possa lavorare per la ricrescita nazionale. 

La destabilizzazione politica non da risposte efficace per un paese in stallo; la non cooperazione con le altre forza politiche per attuare le riforme di necessità e d’urgenza; aggrava la situazione politica già pesantemente compromessa; focalizzare l’attenzione e lo sforzo alla guerra politico-partitica dimostra che la maturità di un partito o movimento che sia non è poi così formata da indirizzare gli sforzi verso la creazione di un governo riformista che stabilizzerebbe l’Italia e gli italiani.


Davide Lombino

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