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La Libertà un diritto di tutti, come status sociale assoluto da perseguire, ma difficilmente raggiungibile

Tutti gli esseri umani dovrebbero vedersi riconoscere il diritto alla propria libertà.

Ci sono paesi con regimi politici democratici dove questa libertà si cerca di garantirla a tutti, altri con forme di governo dittatoriali dove le persone sono costantemente tenute in una morsa di ferro da parte dei propri governi, e il quale non riconosce nessun diritto di libertà, se non solo il diritto all’esistenza in vita.

La libertà garantita viene comunque limitata nel campo d’azione.

Per esempio nel nostro paese il diritto alla libertà è garantito a tutti i cittadini nei limiti della Costituzione.

Ma possiamo veramente ritenerci liberi all’interno della nostra società?

La società, questa parola che in sé implica tutta una serie di regole comportamentali alle quali bisogna adeguarsi per far sì che tutti seguano lo stesso codice di condotta per essere accettati e sentirsi integrati con il mondo che ci circonda, coloro che trasgrediscono le regole, vengono severamente ripresi dal mondo sociale stesso.

La libertà è un valore utopistico dell’uomo, sentirsi libero non è la stessa cosa di esserlo effettivamente come valore di stato assoluto, e non relativo.
Ognuno di noi è sottoposto all’autorità di uno stato, il quale è sovrano rispetto a tutti, ma allo stesso tempo impone delle regole dalle quali difficilmente possiamo esimerci, e le quali devono essere assolutamente rispettare.

Anche se decidessimo di cambiare luogo geografico dove vivere, verremo sempre sottoposte a nuove regole in quanto saremo sottoposti alla sovranità di un altro Stato.

Ovviamente libertà non significa fare tutto ciò che ci passa per la mente, me ne guarderei bene dal dirlo e sostenerlo, in quanto bisogna anche rispettare la libertà altrui, unica condizione di sussistenza della libertà stessa.

Ciò implica delle maniere e dei modi d’agire cordiali e cortesi, da tenere affinché le persone con le quali andremo ad interagire, possano sentirsi anch’essi liberi.

La libertà espressa come valore più assoluto, è una chimera da raggiungere, la società dove viviamo, il mondo che ci circonda, l’entourage familiare, gli amici ed i parenti, sono elementi che limitano la nostra capacità d’agire e le nostre azioni, soprattutto nelle scelte quotidiane.

La domanda che viene da porsi riguarda no chi è libero, ma bensì chi può considerarsi veramente libero.

Ecco che il concetto percettivo di uno status, è profondamente diverso dalla condizione reale del proprio status.

I vincoli che una società stabilisce possono in alcuni casi limitare la libertà di una persona, e talvolta le regole imposte, anche se non ci sembrano eque devono essere accettate, solo per il fatto di appartenere alla stessa società, e per le quali non possiamo esimerci.

L’esempio più diretto lo possiamo trovare nell’abbigliarsi, può piacerci un particolare abito proprio per la sua particolarità che lo rende unico, ma saremo costretti a rinunciarci proprio per la sua unicità, la quale ci renderebbe oggetto di critiche sociali.

Ogni volta che facciamo una rinuncia non perché siamo intimamente convinti, ma perché pensiamo a cosa gli altri direbbero di noi, la nostra libertà (di scelta) è stata annullata dal giudizio insindacabile della società, ma prima di tutto dal nostro io.

Non voglio trattare di psicologia lascio questo tema a che è competente in materia, ma ritornando al nocciolo del discorso, la libertà è uno stato apparente di condizione mentale, la quale non sempre è coincidente con la libertà fisica di una persona.

Ognuno di noi può essere libero fisicamente, ma mentalmente oppresso dalle regole sociali, che finiscono per influenzare il nostro atteggiamento e limitare la nostra libertà mentale.

Davide Lombino

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