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M5S contesta sprechi di denaro pubblico, e in Sicilia raddoppia il numero dei portaborse

Spending Review, tagli dei costi della politica e riduzione del numero dei parlamentari, restano parole composte note in tutti i dizionari di lingua italiana ed usati in questi tempi più per far presa politica che per missione vocativa.
Siamo alla XVII° legislatura e non abbiamo mai visto nessun ordine, specie nei conti pubblici dove di tagli e sforbiciate ce ne sarebbero tanti da fare.
Ma anche chi si è proposto come nuovo e contestatore di un sistema completamente corrotto e da ristrutturare, dove a fargli eco sono state i tagli ai costi della casta, ci siamo infine accorti che tanto nuovo non è.
Il M5S fautore e contestatore della casta politica italiana, denunciatore di sprechi di denaro pubblico e trascinatore di folle facendosi proposito del cambiamento, sembra adagiarsi nei meandri dei giochi di palazzo.
In Sicilia il movimento penta stellato è stato il fautore di aver raddoppiato il numero dei portaborse parlamentari da 12 a 26, assumendo personale con contratti subordinati part-time.
Fin dall’inizio della legislatura i grillini hanno assunto i primi dodici portaborse (tra avvocati e neo laureati in giurisprudenza), pagandoli con le indennità a carico dei deputati pari a 2.400 euro mensili, i quali erano destinati al funzionamento del gruppo parlamentare.
Adesso con altri 3.180 euro al mese per deputato si sono permessi di raddoppiare il numero di portaborse a disposizioni.
Ovviamente la domanda da porsi è come pagare tutta questa gente, se ancora una volta in sede di approvazione del bilancio della regione Sicilia il M5S ha ancora una volta contestato l’approvazione dello stesso.
La notizia sopra riportata è stata estrapolata dalla repubblica online del 10 gennaio 2014 nella sezione riguardante le notizie del capoluogo siciliano, ma fa destare sconcerto e ribrezzo nel pensare che quei soldi potrebbero essere impiegati diversamente, al fine di incrementare e migliorare nettamente i servizi pubblici che a Palermo sono totalmente deficitari.
Se ci fermassimo a riflettere soltanto per un secondo a come l’Italia politica è cambiata, possiamo solamente affermare con amarezza che sono cambiati gli uomini al potere, ma la struttura mentale è rimasta pienamente radicata alle passate legislature, soltanto in tempi di dura recessione economica come questa, si ci può veramente accorgere dei benefici che i politici hanno goduto e continuano a godere e sono restii a cancellarli, compreso da chi è stato fautore di populismo di liberazione classistica.
L’impegno tanto enunciato e profuso da chi sta al governo, ma anche da chi si trova all’opposizione, per l’abolizione dei privilegi politici e la riduzione degli sprechi della politica, è lontano dal raggiunge i veri obiettivi che gli italiani pensavano si potessero ottenere nel momento che si è proposto il cambiamento.
Abbiamo visto che il governo sta cercando di mettere in campo quelle azioni che possano dare un input all’avvio di una nuova fase di riduzione dei costi della politica, ma la strada intrapresa e lunga ed impervia, perché bisogna scardinare un imprinting costruito in anni di legislature sbagliate.
Per chi infine si è proposto per il rinnovamento, possiamo soltanto rivedere un’altra nuova coalizione politica (routine delle ultime legislature che vedono nascere nuovi schieramenti politici, solo per confondere maggiormente le idee elettorali), che alimenta il caos costituzionale e che rappresenta la nascita di una nuova apparente formazione politica con proposito di cambiamento, ma che alla fine si adegua al corso degli eventi.
Davide Lombino

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