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Napolitano, il migliorista esemplare che ha dato lustro all’Italia nel mondo

Migliorista, così lo definì Pietro Ingrao, il quale dopo la morte di Giorgio Amendola fu il capo indiscusso dei miglioristi del Pci.

Così venivano definiti coloro che non volevano cambiare il modello di società, ma cercavano di migliorare quella esistente.

Napolitano è stato un avanguardista dinamico, ha rappresentato la minoranza del Partito Comunista, ma è stato anche marginalizzato per la sua esplicita apertura al dialogo, soprattutto con il Psi di Craxi, ma anche per essere stato insieme a Lama, Lotti, Chiaramonte, Macaluso e Bufalini un riformista, una vera tragedia per la sinistra storica di allora.

Questa peculiarità di Napolitano ne interdette l’ascesa alla carica di segretario generale del partito nel 1972, dove il Pci fece ricadere la scelta su Enrico Berlinguer ritenuto vero figlio naturale del partito.

Napolitano coerente ed esplicito fin dalla sua gioventù, figlio di una famiglia borghese fu in contrasto con il padre per la scelta nel 1944 di aderire al partito comunista, fino ad arrivare alla rottura definitiva, quando decise di non seguire le orme professionali paterne e divenire come lui un avvocato liberale.

La ingloriosa marginalità politica giovanile di Giorgio Napolitano, è stata ricompensata in seguito con la nomina a ministro degli esteri, per portarlo infine a ricoprire la più alta carica dello Stato.

Un uomo al servizio degli altri, concependo la politica come servizio sociale, il quale nel corso della sua carriera politica ha dovuto fronteggiare situazioni politiche difficili ed a limite della tensione (fu ministro degli esteri durante il sequestro Moro), anche da Presidente della Repubblica non ha avuto vita facile, dovendo fronteggiare situazioni altamente destabilizzanti per il Paese.

Napolitano un presidente da primati, unico ad essere stato rieletto due volte, ma anche unico nel fronteggiare le crisi di governo susseguitesi nei suoi anni presidenziali, ha dato esecuzione di mandato a sei governi diversi in nove anni di presidenza, un vero record (Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Bersani, Renzi).

Un presidente che sarà ricordato per la condotta integerrima tenuta e l’alto senso di responsabilità condotta, al fine di evitare un definitivo sfaldamento del Paese, soprattutto fronteggiando una situazione al quanto delicata e duplice allo stesso tempo, la crisi economica e quella politica.

La leadership di un uomo che ha saputo usare e mettere a frutto quel migliorismo riformista, mostrato fino dalla sua ascesa politica, la quale inizialmente ha procurato impopolarità e marginalità.

Chi verrà dopo di lui?

Molti i candidati e papabili, ma di sicuro il suo successore dovrà dimostrare di essere all’altezza, del suo predecessore ed avrà la responsabilità di proseguire ciò che Napolitano ha costruito nel corso dei suoi nove anni di presidenza, un eredità alquanto pesante.
Napolitano resta il presidente del popolo, originario del quartiere Monti di Roma, dove tornerà a vivere con la moglie dopo le dimissioni.

Il quartiere ed i suoi abitanti stanno preparando una piccola festa di benvenuto per l’ex presidente, ora senatore a vita, il quale non ha mai dimenticato le sue origini montiane, dimostrando di essere molto legato al quartiere ed ai suoi abitanti e cogliendo l’occasione di ritornavi quando trovava uno scampolo di tempo libero.

Napolitano ha concluso la sua carriera da Presidente della Repubblica, ma non quella di politico, continuerà le sue battaglie da senatore a vita da palazzo Giustiniani dove è già pronto l’ufficio di segreteria che lo ospiterà, il quale fu di Oscar Luigi Scalfaro.

Giorgio Napolitano è stato ingiustamente attaccato politicamente da alcuni gruppi parlamentari, ma ha sempre dimostra la calma di un capitano di vascello in balia delle onde oceaniche, resta e resterà nella memoria degli Italiani, come un caposaldo politico e padre fondatore della nostra Costituzione, che ha saputo traghettare un Paese al disarmo politico -sociale per mezzo del suo coraggio politico ed impavida capacità decisionale, che ha determinato la linfa vitale per la quale la nostra Repubblica resta ancora viva e fondata su una Costituzione.

Davide Lombino

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