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Nobel per la pace all’Unione; un passo importante verso la coesione

La scorsa settimana si è tenuta ad Oslo l’annuale assegnazione dei premi Nobel; ultimo da attribuire è stato quello per la pace; scelta alquanto difficile per il periodo mondiale che stiamo vivendo. 

Dopo diverse consultazioni da parte degli organi decisionali; la scelta è ricaduta sull’Unione Europea per l’impegno profuso nel mantenimento della pace in Europa da settant’anni. 

Scelta ardua ed inaspettata da parte degli organi dell’Unione i quali sabato scorso hanno ricevuto l’inaspettata notizia; ed ora stanno discutendo su chi dovrà ritirare il premio visto che il cerimoniale preveda che soltanto due persone potranno salire sul palco  il prossimo dicembre per ritirare la prestigiosa onorificenza.

Chi ritirerà ancora non si sa; ma speriamo almeno che non sia oggetto di disputa fra i rappresentanti europei. Sarà il presidente del consiglio Herman van Rompuy ; o il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz; sarà il numero uno della Commissione Europea Manuel Barroso ancora il veto non è sciolto. 

Di sicuro non si potrà trascurare che tutti i capi di governo dei 27 paesi membri saranno presenti alla cerimonia compreso il comunista Christofias a capo del governo semestrale di Cipro; il quale si trova in una situazione alquanto controversa; dovendo tenere unito un paese spaccato in due e in lotta contro i turchi. Per evitare forti controversie la commissaria agli affari interni Cecilia Malmstrӧm ha proposto l’invio di 27 bambini in rappresentanza dei paesi membri per la consegna del premio; idea alquanto originale ed equa, perché bisogna ricordare che i membri del parlamento europeo vengono democraticamente eletti da 450 milioni di cittadini europei. Il punto focale non è tanto chi ritirerà il premio Nobel; ma la coerenza coesiva tenuta dall’Unione Europea. 

Abbiamo assistito soprattutto nel periodo profondo della crisi economica attuale; come l’Unione non ha saputo mantenere la coesione coercitiva e politica dei paesi membri; ha cercato di trovare soluzioni economico-finanziarie; ma non politiche alle controversie interne. 

Le forti sovranità dei singoli Paesi membri; sovrastano e tante volte sovvertono il potere dell’Unione stessa. Il ruolo centralista della Francia e della Germania ha canalizzato e condizionato le scelte del Parlamento Europea verso un duopolio protratto nel tempo dove la sovranità dell’Unione è stata per forti tratti cancellata. In questi giorni in capo dello Stato Giorgio Napolitano in una conferenza tenuta a Napoli presso la sede della Fondazione dei Cavalieri del Lavoro; ha detto ampiamente che per far crescere il paese bisogna ridimensionare la sovranità e delegarla all’Unione Europea. 

Non tutti i parlamentari hanno accolto questa dichiarazione positivamente; ma resta comunque un dato di fatto. Per uscire vincenti dalla crisi occorre sviluppare una politica finanziaria atta a stabilizzare un Euro alquanto traballante nei mercati finanziari; ma non solo occorre una forte coesione politica interna. 

Tutte le manovre correttive varate per salvare paesi come Grecia, Irlanda, Spagna restano fine a se stesse; se non sono supportate da azioni politiche sopranazionali proprie di una Federazione quale quella Europea. 

L’Euro non si stabilizza soltanto con piani economico-finanziari; ma anche con piani politici. Gli investitori nonostante i piani di garanzia finanziaria ricevuti hanno mostrato un timido atteggiamento di fiducia nei confronti della moneta comunitaria; appunto perché non supportata da un adeguata azione politico-legislativa. 

Il conferimento del premio Nobel all’Unione Europea, è un punto d’inizio verso una maggiore coesione interna, perché pace significa anche risolvere i conflitti interni causati da sconfinamenti di potere o inadempimenti burocratico-legislativi che minano alla crescita di un’Unione Europea politicamente e giuridicamente fragile.

Davide Lombino


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