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Partito Democratico una visione ideologico-politica smarrita; leader incapaci di dare unità e coesione all’azione esecutiva del partito

Le divisioni politiche e la profonda frattura che si sono create all’interno del Partito Democratico, hanno radici lontane. Tanto lontane che risalgono sino ai tempi della nascita del partito stesso. 

Divisioni e contrasti mai sanati; derivanti dall’eterogeneità delle correnti politiche che formano il partito stesso. Le profonde diversità  sono radicate e rappresentano la fusione forzata di estradizioni politiche diverse (il partito ricordiamo è nato dall’unione di parte del vecchio centro democristiano, dalla estrema sinistra e anche dalla sinistra moderata), che hanno invalidato la piena capacità d’agire nel tenere una linea direttiva incoerente con la capacità di azione concreta.

Ciò lo si evince anche nell’ambito della governabilità locale; in Sicilia dove alle ultime tornate elettorali regionali, il Pd è tornato vittorioso al timone della regione dopo anni di governo Pdl ha una scarsa governabilità, avendo creato una profonda frattura d’incomunicabilità fra il governo regionale composto dagli uomini del Pd, ed il partito stesso. 

Non c’è continuità e coerenza politica ad un azione di governo intrapresa per risanare le sorti di una regione dove la situazione di dissesto economico-finanziario è talmente critica; soltanto attraverso un’azione drastica e di forte impatto si può risollevare le sorti della regione. Tutto ciò si rispecchia anche nella politica nazione, dove i dissensi e le incoerenze politiche sono maggiori e ne dividono l’unità del partito. Ciò dimostra che il Pd dagli errori svolti in passato non ha saputo farne tesoro; si resta uniti fino alla vittoria e dopo si aprono le trincee; per farsi guerra a vicenda. 

Tutto ciò causa una netta sfiducia dell’elettorato stesso, che stanco dalle solite promesse di unità enunciate pubblicamente dalla classe dirigente del Pd; e per altro non mantenute; alle ultime tornate elettorali nazionali, ha deciso di astenersi dal votare o appoggiare altre formazioni politiche. C’è chi reputa la diversità; vivacità politica del partito; invece è un elemento di divisione partitica e perdita di potere esecutivo nella linea guida e mediatica perseguita; con consequenziale perdita di parte di elettorato che ne è stato estremo sostenitori  sino dalla nascita. Il Pd ha bisogno di una classe dirigente nuova, aperta anche a cambiamenti estremi, ma coerente con il programma sottoscritto e tanto decantato. 

La ristrutturazione di cui il Pd necessita serve per rinnovare e rinsaldare la fiducia in quella fetta di elettorato che anche nella cattiva sorte ne appoggia il programma, e nello stesso tempo rendersi credibile nei confronti di chi ha cambiato fede partitica, operato no da un cambio di visione ideologica; ma bensì; dalla certezza di aver riposto fiducia su chi avendo ideali condivisi; ha dimostrato di non essere in grado di attuare operativamente quanto era stato promesso nel programma elettorale presentato, dimostrando una politica direttiva incoerente e contraddittoria. 

Il Pd ha inoltre bisogno di riconciliarsi con i lavoratori, in quanto essendo un partito di estradizione laburisti, ha il dovere di salvaguardare la classe operaia e lavoratrice. Abbiamo assistito negli ultimi anni ad un imborghesimento del partito, il quale sembra aver smarrito la sua storia e le sue origini e la sua funzione di servizio, avvicinandosi ideologicamente ai partiti di centro-moderati, con una visione ampiamente centristica e meno laburista. 

Occorre riaprire un dialogo franco e trasparente con la gente, avvicinarsi realmente ai loro bisogni, e cercare di operare una politica socialmente utile, in questo momento critico e congiunturale di crisi grave e diffusa, quest’ultima rappresenta la classe sociale più debole e meno garantita e protetta. Solo intraprendendo un cammino a ritroso, il Pd potrà recuperare porzioni di elettorato perso per strada, il quale ha abbandonato un partito che ha smarrito la vera missione sociale.


Davide Lombino

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