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Pdl al congresso nazionale si sancisce la definitiva scissione tra Berlusconi ed Alfano e lealisti e colombe

La frattura all’interno del Pdl che ha visto definitivamente spaccare in due il partito nella giornata di ieri, ha

radici profonde e si era già visti i primi sintomi a partire dal mese di ottobre, quando Berlusconi decise di togliere la fiducia al governo Letta, riunendo a palazzo Grazioli soltanto alcuni dei suoi fedelissimi, e non l’interezza dei dirigenti del partito lasciando fuori il segretario del partito Alfano nonché i ministri di governo appartenente alla Pdl.

L’atto sancì l’apertura drammatica della crisi del Pdl epilogata nella scissione definitiva (e mai risanata) fra

“falchi” e “colombe” (i primi sostenitori di Berlusconi e pertanto chiamati anche lealisti, i secondi capeggiati dall’ex delfino di Berlusconi Angelino Alfano i quali si sono dissociati dall’idea autocratica del loro presidente).

La scissione partitica la si può attribuire a diverse concause, in primis la mancanza di forme democratiche all’interno del partito, ed alla presenza di una leadership totalitarista imposta dal suo presidente, il perseguimento dei fini “ad personam” e non del bene sociale della nazione, funzione questa vitale in una coalizione politica, ma soprattutto in una forma di governo democratica.
Altro fattore che ha determinante è stata la perdita di una grossa fetta di elettorato in favore delle coalizioni opposte, per il fatto che parte dell’elettorato stesso, ha realmente idealizzato il mancato perseguimento e realizzazione dei programma politico, ma da mesi l’unico scopo perseguito era salvare Berlusconi dalla definitiva caduta parlamentare ritenuto unico fatto vitale alla stessa esistenza della coalizione.
Ciò è stato perseguito anche al costo di far cadere il governo, il quale è stato tenuto in bilico da una situazione politica incerta, dove il Pdl ha fatto da ago della bilancia, la quale nulla aveva a che vedere con l’azione  politica e legislativa del paese, che in un momento di estrema fragilità economica, aprire una nuova crisi di governo, significherebbe vanificare gli sforzi politici eed economici che il paese ha fatto per uscire da una situazione di emergenza.
Di tutto ciò il ministro Alfano e le colombe hanno tenuto conto, vedendo scivolare il centro destro ogni giorno in un baratro senza fondo.
La scissione di fatto era aperta, successivamente quando Berlusconi dichiarò che con la nascente Forza Italia tutte le cariche sarebbero state azzerate tranne la sua, è stata definitivamente consumata.
Un paese fondato su una democrazia moderna non può sicuramente concepire nessun “dictat” da parte di nessuno.
Democrazia e totalitarismo sono due aggettivi totalmente opposti sia nell’ideologico significato, che nella realtà di azione concreta, che non è possibile pensare nemmeno l’accostamento fraseologico delle due parole.
La crisi del Pdl nasce proprio da un conflitto d’interessi, proprio quello che Berlusconi ha sempre demagogicamente demonizzato, è stato la causa principale che hanno logorato  i centri di potere del partito, e successivamente il dissesto è cresciuto in maniera tale che è stato difficile controllarlo dall’interno senza darne a vedere i sintomi all’esterno.
L’incontrollabilità del malessere, divenuto cronico non ha trovato una cura sanatoria, nonostante i ripetuti messaggi di unità enunciati dal Pdl più per convenzione verso l’elettorato che per convinzione di fatto, ha avuto il suo epilogo nel congresso nazionale, il quale invece che concretizzarsi nella festa del Pdl  sancendo la rinsaldata unita politica, e la conseguenziale nascita della nuova Forza Italia, ha definitivamente ufficializzato l’atto di scissione politica della coalizione, portando alla formazione di due nuove formazioni politiche (Forza Italia 2.0 e Nuovo Centrodestra), i quali rimanendo all’interno della stessa coalizione perseguono piani e fini politici diversi.
Tutto ciò si riversa anche in ambito più ristretto e si ripercuote anche in ambito regionale, dove il Piemonte resta saldamente in mano a Berlusconi, la Sicilia passa ad Alfano e l’Emilia resta in bilico di prevalenza.
Davide Lombino

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