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Poletti, il Centro-sinistra una perdita’ d’identità politica, comprovata dalla disapprovazione giovanile

PolettiLe recenti dichiarazioni del ministro del lavoro Giuliano Poletti, riguardanti i giovani che lasciano dolorosamente la madre patria per cercare fortuna all’estero; non è altro che una conferma della crisi d’identità che la sinistra moderna sta attraversando.

Il centro sinistra conferma la sua politica borghese da alto ceto sociale, discostandosi dalla reale condizione socio-culturale in cui il nostro Paese vive.

Una condizione inaccettabile per coloro che hanno vissuto la sinistra; come espressione per la difesa dei diritti dei lavoratori; condizione per cui molti elettori di sinistra, hanno deciso di abbandonare questa realtà politica; considerandola poco coesa con gli ideali ispiratori che hanno portato questa coalizione all’affermazione proletaria.

Se la sinistra moderna non ritrova la sua natura originaria coerente e coesa con la volontà popolare (ovvero verso coloro che ne hanno da sempre affermato l’autorità ad agire), dubito che possa trovare un largo consenso politico; e tornare a godere della forza politica necessaria basata sulla volontà della classe lavorativa.

centroL’imborghesimento della sua classe dirigente, il distacco dalla realtà popolare e lavorativa, la mancanza di un azione comune ed il disastro mediatico politico hanno reso questo coalizione debole negli anni.

Renzi ha fatto bene a parlare di sconfitta referendaria occorsa per mano dei giovani; i quali non hanno creduto ad una riforma avanzata dal centro-sinistra, capace di dare credito al futuro del Paese.

Il fallimento va ricercato esclusivamente nella mancanza di credibilità che il centro-sinistra ha saputo incautamente costruire nel corso degli anni, soprattutto verso l’elettorato più giovane.

La domanda da porsi (relativamente alla sconfitta referendaria); va ricercata nelle cause che hanno indotto i cittadini a votare contro la riforma costituzionale, e non nella validità o meno della proposta referendaria in sé stesso.

I giovani hanno dimostrato che non accettano un centro-sinistra strutturato in questa maniera, con ministri come Poletti a capo di un dicastero importante come quello del lavoro, che mostra indifferenza e sdegno verso gli italiani che sfortunatamente hanno deciso di rivolgersi all’estero per cercare di crearsi un futuro dignitoso.

Forse il ministro Poletti ha dimenticato che l’Italia è saldamente il fanalino di coda dell’Europa per tasso di disoccupazione ed inoccupazione giovanile, senza considerare che i redditi da lavoro dipendente sono i più bassi di tutti i Paesi dell’Europa occidentale.

Con questi presupposti mi verrebbe da chiedere quale futuro aspetta i giovani che audacemente decidono di restare in Italia, ed a quali condizioni.

Le imprese fuggono dall’Italia (è una realtà di fatto); prendiamo il caso dell’azienda Almaviva Contact; la quale ha iniziato da mesi un braccio di ferro con il governo, per giocare al ribasso sui costi del salario, pena la chiusura delle filiali italiane ed il licenziamento di massa sei lavoratori.

La privatizzazione di intere aziende statali, a introdotto una logica di profitto che ha inevitabilmente tagliato posti di lavoro, politica iniziata già a partire dagli anni ’80 e proseguita incessantemente fino ai giorni nostri, subendo una pesante accelerazione durante l’epoca berlusconiana e con il centro-destra al potere.

le ragioni per cui il centro-sinistra ha fallito non sono molto diverse dal fallimento del centro-destra: hanno entrambi tradito la fiducia dell’elettorato.

Non bastano semplici scuse per dare credibilità ad un partito; specialmente se chi è stato colpito rappresenta la parte attiva e produttiva del Paese.

Giuliano Poletti ha dichiarato che non sono tutti geni gli italiani che vanno all’estero; ma sono giovani che contribuiscono in ogni modo all’accrescimento della ricchezza della nazione presso la quale lavorano.

Pertanto signor ministro il problema non sono i cattivi italiani che vanno all’estero per lavorare, ma bensì la mediocrità della classe politica italiana; in gradi di produrre disfunzioni statali atte a minare quel che resta dell’eccellenza italiana.

Davide Lombino (uno dei tanti “pistola” italiani residente in Australia)

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