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Rete Stradale siciliane inadeguate ed inefficienti per garantire un’adeguata sicurezza agli automobilisti

reportage-enna-dsc-0219La Sicilia, questa bellissima terra la quale si trova sempre al centro di inchieste per disservizi, o lavori pubblici incompiuti o gravati da pesanti irregolarità costruttive.

Più precisamente questa volta ci riferiamo alle condizioni in cui vessa la viabilità della rete stradale siciliana che da un paio d’anni mena pesantemente la sicurezza stradale dei cittadini.

L’elenco delle efficienze strutturali sulla quale gravano le strade siciliani sono alquante precarie.

L’elenco è lungo e si apre
il 2 febbraio 2013 con il crollo di una porzione del viadotto Verdura lungo la statale 115 che collega Agrigento con Sciacca.

Il 7 luglio 2014 presso10959741_821297211250675_1172269497672305643_n1 la contrada Petrulla in prossimità di Licata (Ag) sulla statale 626 che collega i comuni di Campobello di Licata, Ravanusa e Canicattì, le carreggiate di un ponte si piegarono verso il basso a causa di un cedimento strutturale, toccando il fondo da un’altezza di quattro metri.

Il cedimento improvviso del viadotto provocò due incidenti che coinvolsero tre automobili: quattro i feriti lievi, tra i quali una donna incinta.

L’Anas istituì una commissione d’indagine; la causa del crollo fu imputabile a una rottura delle travi in cemento armato precompresso che sostenevano l’impalcato.

A febbraio si verificò un altro cedimento del manto stradale a poca distanza dal precedente crollo.

Il 10 Aprile 2015 il crollo più grave avvenne sulla Palermo-Catania all’altezza del viadotto Himera, una frana ha provocato il cedimento di quattro piloni comportando l’adagiamento della carreggiata in direzione Palermo su quella di Catania.

Il caso più clamoroso fu quello del viadotto Scorciavacche sulla statale Palermo-Agrigento, inaugurato alla vigilia dello scorso Natale e crollato dopo appena una settimana.

I tragici eventi verificatesi ai danni della viabilità siciliana, hanno fatto sì di richiamare l’attenzione del governo nazionale nonché del premier Renzi.

L’ANAS ovvero l’Ente preposto alla manutenzione delle strade siciliane ha aperto una commissione d’inchiesta sugli avvenimenti, ma la cosa più sconcertante da sottolineare è la richiesta del pagamento di un pedaggio autostradale agli automobilisti da parte dell’azienda stessa (peraltro l’ANAS ha ritoccato le tariffe autostradali recentemente), per l’utilizzo di alcune autostrade principali dell’isola (esempio classico A20 che collega Palermo con Messina), le quali sono sprovviste delle basilari misure di sicurezza stradale.

Una condizione questa di certo inammissibile, chiedere il pagamento di una tariffa per un erogazione di disservizio.

Inoltre la carenza di servizi per la manutenzione stradale e la scarsa qualità dei materiali impiegati, rendono le strade siciliane alquanto insicure e pericolose per l’incolumità degli automobilisti.

Ricordiamo che anche la A20 Palermo–Messina dopo appena un mese dall’inaugurazione a causa delle forti piogge abbattutesi nell’isola, distrussero l’asfalto del manto stradale in prossimità di Cefalù.

L’Unione Europea ha stanziato alla regione siciliana centinaia di milioni di euro per l’ammodernamento della rete stradale dell’isola, nel corso degli scorsi anni ed i risultati sono visibili sotto gli occhi di tutti.

La politica messa in atto finora dando commesse in subappalto, per la realizzazione dei lavori pubblici, non fanno altro che polverizzare i fondi messi a disposizione per la realizzazione delle infrastrutture a scapito della sicurezza pubblica.

Occorre approvare delle leggi che maggiormente possano garantire il monitoraggio dei fondi stanziati alle imprese tramite le gare d’appalto pubblico per la realizzazione, ammodernamento e rifacimento delle strutture pubbliche, istituendo se fosse possibile; una commissione sovrannazionale preposta al finanziamento dei lavoro pubblici nazionali e avente lo scopo di controllare il giusto impiego dei fondi, l’avanzamento dei lavori, ma anche la qualità dei materiali utilizzati evitando quando possibile, le inefficienze di spreco di risorse umane o di materiali impiegati per la realizzazione delle opere pubbliche.

Allo stato attuale non si può continuare a chiedere alla Comunità Europea fondi per la ristrutturazione delle infrastrutture tanto meno esigere il pagamento delle tariffe di pedaggio autostradale ai cittadini, quando sono in atto gravi inefficienze strutturali alla rete stradale siciliana che minano la sicurezza di chi ne usufruisce.

Davide Lombino

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