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Ripresa economica un miraggio mediatico, vincolata da fattori macro-economico non ancora risolti

L’Europa come il resto dei continenti fortemente industrializzati, continua a vivere un disagio economico dettato dalla recessione economica e dalla disoccupazione media globale, che anche se hanno attenuato i loro effetti, non si può espressamente dichiarare che siano ufficialmente superate.
 
Anzi la domanda che verrebbe da porsi è riflessivamente preoccupante ma doverosa: Siamo sicuri che la recessione stia lasciando posto alla tanto agognata ripresa economica?
 
Siamo in una fase di rilancio economico, attraverso una dettata e chiara pianificazione economica? O viviamo in una fase di stallo che i governi ed i media tendono a minimizzare per non creare allarmismo pubblico?
 
Le risposte a queste due complesse domande non sono per niente semplici.

Abbiamo assistito negli ultimi mesi al calo verticale dei prezzi del greggio e contestualmente ad una caduta libera dell’Euro sul dollaro americano, il quale è arrivato a toccare la quotazione minima storica di 1,16 dollaro per un Euro (Il pareggio sembrerebbe alquanto fattibile al momento).
 
Ci sarebbe da prendere in analisi altri fattori macro-economici che non basterebbe un solo articolo per trattare la complessità dell’argomento nella sua interezza.
Ma voglio soffermarmi a questi due aspetti.
 
I consumi in Italia come nel resto d’Europa, non sembrano aver subito quell’impennata percentuale positiva tanto dichiarata e prospettata dai maggiori economisti europei.

La Bce continua a cercare valide ed efficaci soluzioni ai problemi di liquidità mancante, generalizzata da parte dei maggiori istituti di credito europei.
 
D’altro canto il debito pubblico dei cittadini europei non sembrerebbe essersi ridimensionato, ma in alcuni Paesi europei è visibilmente aumentato.
 
Stando a queste semplici considerazioni possiamo affermare che la recessione non è passata, ma non siamo lontanamente nemmeno nella fase di ripresa, perché qualora quest’ultima fosse in atto, allora dovremmo seppure di poco notare cambiamenti positivi in qualche punto sopra menzionato.
 
La caduta dell’Euro sul dollaro è la prova evidente che almeno in Europa la ripresa sembra verosimilmente il miraggio dell’acqua del pellegrino sperduto nel deserto.

Ciò evidenzia l’indebolimento dell’economia europea nei confronti delle altre maggiori economie continentali, e specificatamente la mancanza di una reale produttività del vecchio continente.

Il valore della moneta è fortemente legato alla produttività media dei singoli Paesi facenti parte dell’area Euro, quest’ultima è vincolata all’impiego di risorse utili al fine di avviare la produzione di beni e servizi e di conseguenza alla creazione di posti di lavoro.
 
Se la macchina del lavoro non riparte, non potremmo assistere al rafforzamento dell’Euro e quindi dell’economia continentale.
 
La ripresa del lavoro va intesa come la percentuale media di crescita dell’offerta di lavoro basata sulla creazione di nuovi posti di lavoro a livello continentale e non di singolo Paese.
 
Così mentre in Paesi come la Germania e la Francia si sta cercando di pianificare la reale nascita di nuovi posti di lavoro per far sì che la produzione globale accresci, in Italia i nostri parlamentari giocano sugli emendamenti inerenti all’approvazione del “Jobs Act” proposto da Renzi, al fine di lasciar stagnare la situazione quanto più possibile.
 
Non posso sicuramente asserire di essere totalmente d’accordo con la riforma sul lavoro proposta da Matteo Renzi, ma posso sicuramente dire che almeno la nuova riforma, potrebbe cercare di cambiare qualcosa nel breve periodo, che farebbe contribuire l’Italia al tentativo di rilancio economico europeo, e ridare agli italiani la speranza di trovare un lavoro in grado di poter garantire una qualità di vita quantomeno dignitosa.
 
Davide Lombino
 

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