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Strage di Mafia, partire dal passato per riscrivere il futuro

Il giorno della memoria viene ricordato come la giornata che rimembra l’eccidio degli Ebrei per opera del partito nazional-socialista guidato da Hitler.
Esiste tuttavia un’altra giornata della memoria, che ha un’ampiezza geografica meno estesa con contorni e limiti ben definiti, ma i cui effetti sono stati tanto devastanti quanto il genicidio compiuto dagli uomini del leader nazista.
Mi riferisco alle stragi di mafia che hanno interessato la Sicilia (ma non solo); durante gli anni ’92 e ’93.
Anche queste sono state delle vere e proprie esecuzioni di innocenti, bisogna allora porsi una attenta domanda: di cosa queste persone sono state accusate per essersi meritata una fine tanto spregevole?
La risposta è semplice: essersi schierati dalla parte della legalità, avere impiegato ogni sforzo ed ogni momento della loro vita, per la lotta di un’altra piega sociale chiamata: mafia.

Sono stati uomini e donne (non mi riferisco soltanto alla morte dei magistrati, ma anche a tutte le persone che hanno perito semplicemente per il fatto di aver fatto parte di un sistema o di avere creduto ad un ideale di legalità), che hanno lottato per una causa indiscutibilmente giusta, quella di lasciare una società migliori alle future generazioni, cercando di evolvere e rivoluzionare una terra, che da sempre è stata predominata alla presenza di questo cancro sociale che si chiama mafia.
Sono trascorsi ben 26 anni da quei tragici eventi, non possiamo dimenticare; bisogna fare ogni sforzo possibile affinché la memoria ed il sacrificio di quelle persone non sia stato vano, a tal proposito ricordo un’affermazione rilasciata dal giudice Giovanni Falcone, nel quale disse che la mafia è un fattore umano, e pertanto come tale ha un inizio ed avrà anche una fine.
Affermazione questa che poggia le fondamenta su un lavoro di educazione civica che va promosso dalle istituzioni ed insegnata ai cittadini, iniziando dalle scuole, perché la mafia come fattore umano è un fattore generazionale che può essere sconfitta, educando alla legalità fin dall’infanzia.
Bisognerebbe reintrodurre lo studio dell’educazione civica come si faceva ai miei tempi (anche se già allora veniva considerata come materia di secondaria importanza), bisogna educare i bambini alla collaborazione reciproca, a far capire che le forze dell’ordine a qualsiasi ordine appartengano, lavorano a favore dei cittadini, pertanto sono degli alleati e non un esercito invasare dal quale bisogna difendersi.
Personalmente sono nato e cresciuto purtroppo in un quartiere di Palermo, molto difficile dove la linea che separa la legge e l’illegalità è netta e ben delineata, ma dove non c’è tempo per decidere; o sei di qua o sei dall’altra parte del confine.
Molti non conoscono il vero significato della parola mafioso, originariamente per chi ha studiato la cultura siciliana aveva un significato aulico, sinonimo di bellezza platonica (es. ma chi mafiusu stu cavaddu – ma che bello questo cavallo), col tempo il termine è stato associato a un ‘organizzazione che di bellezza non ha proprio niente.
La terminologia “mafioso” ha subito un declassamento letterale del significato dialettale, senza uguali, nessuno penserebbe mai di associare oggi al termine mafioso qualcosa di bello.
Dare la speranza ai giovani per un nuovo risorgimento siciliano non deve essere una chimera, ma un obiettivo perseguibile concretamente, cercando innanzitutto di ricorda ai più giovani, a chi soprattutto non ha vissuto quei tragici eventi di cronaca nera non solo siciliana, ma nazionale, che ci sono stati uomini, che hanno cercato di cambiare il futuro della Sicilia, ed anche se la storia non la si può cambiare, possiamo contribuire a riscrivere il presente partendo dal passato, per lasciare alle nuove generazioni un futuro migliore.

Davide Lombino

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