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Welfare in Australia, un paese capitalista dalla politica sociale zero punto zero

Welfare, parola dal significato per molti ancora sconosciuta, per chi realmente conosce il suo significato e può esercitare il potere di attuare la sua politica, cerca inevitabilmente di nascondere gli effetti che potrebbero scaturirne dal corretto uso in campo politico e sociale.


In realtà anche se la parola fa parte del forbito lessico inglese il cui dizionario si compone da più di 615.000 parole, anche in alcuni paesi di derivazione anglosassone si limita la sua azione alla conoscenza del suo significato letterale, ma si sta ben in guardia dall’attuare una politica che possa essere di beneficio alla collettività.

Proprio così Welfare letteralmente significa stato sociale, la quale politica attuata in maniera diretta e concisa, va a beneficio di tutti e non solo di una cerchia d’elite.

L’Australia per esempio paese nel quale risiedo dal lontano 2011, dichiara di avere un’espressa politica del Welfare, ma in pratica è veramente povera di contenuti.

Il paese s’ispira a una visione ultra capitalistica dove tutto viene quantificato in denaro.
Anche la dignità ha un prezzo, non è più assimilabile a quel valore d’inestimabilità, la quale un tempo la caratterizzava, come valore univoco di integrità morale.

In Australia non importa se al governo ci siano i laburisti o i conservatori, perché le differenze sulle direttive del programma politico condotte in tema di Welfare, sono veramente insignificanti, e i tanti aiuti decantati dai vari governi per i cittadini, si riducono in sconti o benefit limitatamente alla fascia degli indigenti, ma non prevedono azioni concrete di aiuto per le famiglie che si trovano a mono reddito (il quale a causa dell’alto costo della vita diventa insufficiente per poter mantenere un tenore di vita adeguato in termini di normalità), considerando che ogni anno le tasse in Australia aumentano in considerazione dell’aumento del tasso inflattivo della moneta, e gli stipendi non sono proporzionalmente adeguati alla svalutazione monetaria che da essa ne consegue.

Ho visitato molti siti che parlano dell’Australia e la descrivono come la nuova Eldorado, ma nessuno ha realmente posto in evidenza quali problematiche effettivamente bisogna affrontare arrivati qua, e quali sono le reali condizioni dello stato sociale dal punto di vista umanitario.

Per chi emigra in questo paese la situazione non è tutta rose e fiori, se si viene in Australia perché un’azienda ne ha fatta espressa richiesta, il problema non si pone, si arriva e subito si trova lavoro, per chi emigra per altri motivi ed arriva nel paese dei canguri in cerca di lavoro, magari anche con una buon grado d’istruzione ed un discreto livello d’inglese la situazione è alquanto critica.

Difficilmente le aziende del posto saranno disposte ad investire su quella persona (proprio perché straniera), almeno che non si abbiano conoscenze, (è proprio vero, tutto il mondo è paese), ed anche quando si ottiene un visto di residenza permanente, nella quale si viene detto che l’emigrante giuridicamente ha gli stessi diritti (ad esclusione di quello di voto il cui esercizio è riservato a chi ha la cittadinanza) ed è sottoposto agli stessi obblighi dei cittadini australiani, l’emigrante si rende realmente conto dell’incoerenza giuridica alla quale è stato sottoposto.

Chi detiene un regolare permesso di residenza permanente, ed è in cerca di lavoro, ho chiede di accedere agli stessi benefit ai quali i cittadini australiani hanno diritto in caso di problemi economico-finanziari, il governo cautamente risponde con un diniego.

La legge prevede che dopo l’ottenimento della residenza permanente, si debba risiedere ininterrottamente per 104 settimane sul territorio australiano, prima di poter accedere a tali benefici.

Nel caso in cui si lascia il paese temporaneamente e quindi vi si rientra, il suddetto conteggio partirà nuovamente da zero.

104 settimane equivalgono a due anni, un lasso di tempo troppo lungo per poter pensare di non poter lasciare il territorio australiano, ed interminabile per chi ha realmente bisogno di un sostegno economico o lavorativo.

L’Australia in definitiva formatasi dalle corpose immigrazioni di massa degli anni ’40, ’50 e ’60, composta dalla più eterogenea componente etnica del mondo, si scopre essere un paese fortemente discriminante nei confronti dei nuovi flussi immigratori.

Paradosso emblematico ma confrontabile con il Welfare il quale viene ancora una volta meno, per azzerarsi quasi completamente se poniamo la tematica in termini di sanità pubblica.

L’accesso agli ospedali in pronto soccorso è gratuito, ma nel caso in cui bisogna rivolgersi al medico di base, bisogna pagare un’integrazione monetaria, nonostante gli studi medici e ambulatoriali vengano anche retribuiti (come avviene in Italia) dal governo per singolo assistito.

Curarsi quindi in Australia ha un alto costo, non è per nulla gratuito, pertanto gli australiani ricorrono alla stipulazione di assicurazioni sanitarie per la copertura dei costi riguardanti la salute, ma i quali in alcuni casi (ricoveri ospedalieri per trattamenti chirurgi, prestazioni ambulatoriali con l’impiego di macchinari tecnologicamente avanzati), non copre l’intero ammontare del costo, per cui se si hanno i fondi l’individuo è in grado di curarsi o altrimenti si passa obbligatoriamente per la sanità pubblica, la quale come in Italia ha liste d’attesa lunghissime, ciò per invogliare le persone a rivolgersi all’assistenza sanitaria privata.

In fin dei conti le società di stampo capitalistico nella quale l’unico valore apprezzabile è il denaro, non possono realmente perorare una politica del Welfare ed anti discriminante allo stesso tempo.

Il Welfare impone ingenti impieghi di risorse pubbliche da parte dello Stato per la salute pubblica, lo stesso vale per attuare una politica antidiscriminante essendo quest’ultima diretta conseguenza del primo, pertanto il Welfare è un diritto garantito solo da pochi paesi al mondo (fortunatamente ancora l’Italia nonostante tutto ha una politica sociale forte), cerchiamo di difenderlo, perché la discriminazione, i diritti alla salute e tutti gli altri problemi sociali legati alla collettività, sono valori inalienabili che le società capitalistiche stanno cercando di rimuoverli a tutti costi, ed i cittadini sono pertanto assimilabili ad un malato in stato di coma alla quale giorno per giorno si praticano tecniche di eutanasia.

Davide Lombino

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