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Una nuova ideologia politica per avviare un profondo percorso di riforme in Italia

Di riforme l’Italia ne ha proprio bisogno, ma è proprio la macchina del riformismo italiano che stenta a mettersi in moto.

Tutti parlano di riformare profondamente il nostro paese (anche costituzionalmente), qualcuno veramente l’impegno e la faccia, la mette, ma non viene supportato da tutto l’apparato politico nazionale.

Si è tanto parlato e discusso in parlamento dell’abolizione del bicameralismo perfetto e di conseguenza della camera del senato, sembrava esserci un feeling a riguardo, in tutti gli schieramenti politici, ma al momento di mettere in atto l’azione legislativa, arrivano le bordate del presidente del Senato Pietro Grasso, il quale ha mostrato le sue piena perplessità in riguardo.

Ancora una volta la contrapposizione arriva da un uomo voluto dal Pd, ancora una volta si assiste al match Pd versus Pd, in un momento congiunturale dove il centro-sinistra si trova a reggere le sorti del paese e possibilmente recuperare credibilità nei confronti di quella fetta di elettorato, che sfiduciata non è andata più a votare, o ha rivolto gli orizzonti visivi verso altri lidi.

Sembrerebbe quasi che tutta la nostra classe dirigente politica piaccia parlare di riforme, ma è restia all’avvio del processo legislativo che riformerebbe profondamente il nostro paese (di cui questo ha veramente bisogno).

L’unico entusiasmo di rinnovamento si è notato quando abbiamo assistito al sfilata dei premier susseguitesi al governo negli ultimi ventiquattro mesi (ben quattro considerando anche l’uscita di scena di Silvio Berlusconi, il quale non ha portato a termine l’ultima sua legislatura).

Hanno dichiarato: “Ora si cambia”, ma a parte il cambio di poltrone al governo tutto è rimasto invariato, perché anche i più riformisti premier vengono fermati nell’intraprendere azioni atte ad avviare il processo di rinnovamento del paese.

La domanda da porgersi è: cosa non funziona?

La risposta più scontata sarebbe la nostra classe dirigente politica, risposta ovvia ma la quale è una concausa del malfunzionamento stesso, e non la causa principale.

La vera causa non va ricercata nella presenza delle stesse figure politiche all’interno della formazione di nuovi governi, ma neppure nell’età anagrafica avanzata di molti politici e parlamentari italiani plurieletti.

Bisogna avviare un percorso a ritroso partendo dalla genesi delle idee direttive che stanno alla base della nostra classe dirigente politica.

Bisogna avviare un processo di pensiero nuovo, giovane, snello, totalmente ristrutturato, il quale possa realmente cambiare le sorti del paese.

Bisogna che la nostra classe dirigente venga educata ad un nuovo approccio di pensiero, lavorare all’eliminazione dei radicalismi ideologici che bloccano l’iter del riformismo della nostra penisola.

L’Italia ha cambiato come abbiamo già detto più governi nel corso degli ultimi ventiquattro mesi, vedendo nascere anche nuove figure politiche anche del tutto estranee alla politica nazionale dei precedenti esecutivi, volti nuovi, si anche giovani, ma cosa è cambiato veramente nel nostro paese? Ben poco o quasi nulla.

I disoccupati sono sempre più occupati nella fruizione del loro tempo libero, i pensionati non hanno realmente ottenuto nessun incisivo beneficio sul reddito (gli sgravi fiscali enunciati dall’attuale governo Renzi a favore dei pensionati ed in parte anche della classe media , non compensano la svalutazione della moneta derivante dal tasso inflattivo reale e nemmeno l’aumento delle spese sanitarie causate dalla riduzione dell’impiego di fondi a copertura del Servizio Sanitario Nazionale).

I precari sono sempre più considerati elementi variabili d’azienda, i giovani inoccupati sono ultra trentenni ed in cerca di prima occupazione, la piccola e media classe imprenditoriale italiana è alle strette, mancato credito da parte del sistema bancario italiano, e senza poter contare su una riforma che possa aiutare la media e piccola imprenditoria ad uscire da questa tragica situazione (e perché no creare nuovi posti di lavoro),  le strutture pubbliche sono sempre più deficitarie, con conseguenze che si ripercuotono inevitabilmente sui cittadini.

Possibilmente quanto qui descritto sarà destinato a rimanere un languido sibilo nella giungla del web, perché prendendo veramente atto della situazione, ci si accorgerebbe che fin quando la mentalità politica e i radicalismi non vengono rimossi e superarti, niente realmente farà cambiare in meglio la nostra Italia.

Davide Lombino  

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